giovedì 15 Gennaio, 2026
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Passato Remoto

Asti città d’arte e di battaglie, le sorprese dell’età moderna

Seicento e Settecento, due secoli finora trascurati dalla storiografia rispetto all’età medievale

 

Con la mostra “Nella città di Asti in Piemonte”. Arte e cultura in epoca moderna”, che si terrà presso il Museo Civico di Palazzo Mazzetti dal 28 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018, la Fondazione Palazzo Mazzetti intende proseguire la linea tracciata dalle esposizioni precedenti (Acquisizioni e Restauri. 1992-2000, 2000; Il Teatro del Sacro. Scultura lignea del Sei e Settecento nell’Astigiano, 2009; Asti nel Seicento. Artisti e committenti in una città di frontiera, 2014), in occasione delle quali i restauri e le ricerche hanno consentito la ricostruzione di una geografia culturale ampia e complessa. Ancora una volta l’esposizione è il risultato di una collaborazione instaurata con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, la città di Asti, le Diocesi di Asti, Torino, Casale Monferrato, Acqui Terme e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio nel programma di tutela del territorio astigiano che dura da venticinque anni.

Il periodo storico dell’esposizione – che trae il nome da un breve passo della Vita di Vittorio Alfieri – comprenderà tutto l’Ancien Régime. Più precisamente prenderà le mosse dalla prima guerra di successione di Mantova e del Monferrato (1613-1617), ora oggetto di nuovi studi di livello europeo nell’ambito dei centenari della Guerra dei Trent’anni, e terminerà con l’episodio della Repubblica Astese del 1797, fra i primi episodi di giacobinismo nella penisola e perciò considerata uno dei primi movimenti di presa di coscienza nazionale. 

Il lungo arco cronologico adottato non solo permetterà una rilettura storica e figurativa dell’Astigiano con particolare attenzione alle scelte della committenza. Esso consentirà anche di osservare le vicende della storia di Asti, storiograficamente piuttosto trascurate rispetto al glorioso passato medievale della città dei banchieri “lombardi”, alla luce della ribalta europea garantita dai legami del luogo e della dinastia sabauda con la monarchia spagnola. 

Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (attr.), “Toma de las colinas de Asti por las tropas del marqués de la Hinojosa (Presa delle colline intorno ad Asti da parte delle truppe del marchese dell’Hinojosa) 20 de mayo del 1615”, ca. agosto-dicembre 1615, Museo del Greco, Toledo. I quadri di questa serie misurano 135 x 218 cm

Le grandi tele del Museo El Greco di Toledo e le opere restaurate provenienti dalle parrocchiali

 

L’assedio di Asti del giugno 1615, documentato nella mostra da un ciclo di importanti tele chieste in prestito al Museo El Greco di Toledo, fu solo uno dei momenti di contatto della città con Madrid: già le nozze di Carlo Emanuele I con l’Infanta Catalina Micaela d’Asburgo, figlia di Filippo II, avevano diffuso in Piemonte pratiche devozionali e gusti di matrice iberica, ad Asti testimoniati dalla processione dell’Entierro (sepoltura) di cui resta la bellissima statua del Cristo morto di Costigliole d’Asti e dal zapato, splendido e raro reliquario in argento rappresentante la Sacra Scarpa della Madonna donato dai Carmelitani spagnoli ai padri di Asti all’inizio del Seicento, una delle opere preziose per la storia cittadina conservatasi nonostante le dispersioni napoleoniche.

All’inizio del percorso espositivo di Palazzo Mazzetti il salone d’onore ospiterà le grandi tele provenienti dalla Spagna e armature seicentesche prestate dall’Armeria Reale di Torino. In questo ambiente i visitatori vedranno il grande ritratto del marchese Ghiron Francesco Villa, altro prestito di rilievo (dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara). A questa importante figura che, al servizio dei Savoia, fu governatore di Asti alla metà del Seicento, si deve la costruzione della chiesa intitolata alla Consolata e S. Teobaldo.

La mostra presenterà opere restaurate e prestate dalle parrocchiali astigiane. Saranno esposte le tele degli autori operanti sul territorio astigiano, primo fra tutti Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e a seguire la figlia Orsola e i suoi seguaci, la bottega degli scultori Enatem, quella degli orefici Groppa attivi tra Sei e Settecento per giungere agli artisti attivi alla corte dei Savoia. Tra questi troviamo Bartolomeo Caravoglia e il lorenese Charles Dauphin presenti sugli altari appartenuti a importanti casate astigiane come i Cacherano d’Osasco e gli Asinari. Il percorso espositivo prosegue con le sculture e le tele del Settecento, un secolo caratterizzato dalle prestigiose figure dei vescovi Innocenzo Milliavacca e Paolo Maurizio Caissotti, tra i protagonisti del rinnovamento edilizio assieme alle famiglie nobili della città. L’esposizione coinvolgerà anche il Museo Diocesanno San Giovanni che accoglierà ritratti, documenti, tessuti e argenti sacri legati alle figure più importanti della vita religiosa astigiana dell’epoca barocca.     

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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