sabato 11 Aprile, 2026
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L’AltraVia dal Piemonte al mare passa anche per l’Astigiano

A piedi in 9 tappe per 200 km da Torino a Savona

A essere sinceri l’idea è venuta a Gianni. Gianni è un mio amico, fa l’oculista e cammina veloce. Ha fatto il Cammino di Santiago, dai Pirenei al cuore della
Galizia, zaino in spalla, in 25 giorni. Se non è un record, è comunque una bella impresa quanto a chilometri macinati ogni giorno. E poi ha pure scritto un libro che vale la pena di leggere. Faccio un po’ di pubblicità? Ma sì, dai: Gianni Amerio, In cammino per Santiago.

I cammini sono la cosa che ci accomuna. Lui ne ha fatti molti, e ha scritto anche la guida della Via del Sale, quella da Varzi a Recco, per il più interessante editore di guide che abbiamo in Italia: Morellini. Io, giornalista in pensione, dopo una carriera passata prevalentemente dietro a una scrivania,
mi sono lasciato prendere dalla sindrome di Forrest Gump e ho percorso più di millecinquecento chilometri solo in Galizia, lungo tutte le ultime tratte dei tanti Cammini che portano a Santiago de Compostela. E poi ho seminato i miei passi sulla Via Francigena, in Terrasanta, sulla via di San Francesco, lungo il Cammino degli 88 Templi in Giappone.

Con Gianni ho fatto la Wicklow Way in Irlanda. E, ovviamente, AltraVia, il
nostro progetto di Torino-Savona. Credo che l’idea gli sia nata in testa un giorno d’estate, mentre Gianni era imbottigliato in autostrada. In quel serpentone di lamiere diretto in Liguria ha cominciato a rimuginare sul fatto
che – forse – a farla a piedi ci avrebbe messo meno tempo.

Ci siamo poi trovati a discuterne davanti a un bicchiere di Barbera. E l’idea è diventata sfida. La sfida, progetto. E adesso eccoci qui, con un nuovo cammino fra le mani e sotto i piedi.

L’abbiamo chiamato AltraVia perché è un altro modo di andare al mare, da Torino a Savona. Il sistema più semplice sarebbe stato quello di seguire il tracciato dell’autostrada. Invece, almeno fino a Ceva, ma anche dopo, abbiamo fatto una scelta completamente diversa, tracciando una grande “esse” nel cuore del Piemonte e dei suoi tesori.

Camminare da Castelnuovo Don Bosco a San Damiano

 

Due delle chiese romaniche visitabili lungo l’itinerario verso il mare: a sinistra, San Secondo di Cortazzone; a destra, la chiesetta di San Giorgio di Bagnasco, frazione di Montafia
Due delle chiese romaniche visitabili lungo l’itinerario verso il mare: a sinistra, San Secondo di Cortazzone; a destra, la chiesetta di San Giorgio di Bagnasco, frazione di Montafia

Ne è uscito un percorso originale, sostanzialmente privo di tratti in pianura, che attraversa la collina di Torino, il Monferrato, il Roero, le Langhe, per affrontare poi i monti liguri e arrivare al mare.

Primo obiettivo era di creare tappe omogenee, con punti d’arrivo in paesi interessanti, da raggiungere percorrendo, per quanto possibile, strade bianche o sentieri, meglio se ombreggiati.

Sono nove tappe, poco più di duecento chilometri. Ognuna è diversa e ha le
sue storie affascinanti. Non a caso l’itinerario percorre terre riconosciute
come Patrimonio dell’Unesco. L’Astigiano ne occupa una fetta rilevante e ricca di suggestioni. Il percorso sfiora Castelnuovo Don Bosco e attraversa i territori di Buttigliera, Capriglio, Montafia, Cortazzone, Camerano Casasco, Cinaglio, Monale, Castellero, Baldichieri, Tigliole, San Damiano.

Due i punti tappa in questo tratto: Cortazzone e San Damiano. E tante le
cose da vedere. Qualche esempio. La chiesa di San Martino a Buttigliera. Fra
gli antichi graffiti, sulle pareti esterne, si legge la storia del paese in notazioni
che sembrano titoli di giornale: “1544 24 MAR: PARS [U]NA MOENIAR[UM]
OCCIDIT MULIER[ES] SEX” (ricorda probabilmente il crollo di un tratto della parete di cinta su sei sfortunate passanti) – A D 1522 MAXI[M]A PESTI[S] VIGEBAT BUTIGLER[IA] (per ricordare una pestilenza che afflisse la zona).

E poi la bella pieve di San Giorgio a Bagnasco, e la straordinaria chiesa di San Secondo di Cortazzone, con un’ampia simbologia dedicata alla fertilità incisa sulla parete Sud: l’albero della vita, seni, addirittura un accoppiamento. Ma ogni paese ha le sue storie da raccontare. Storie legate a castelli, basiliche, miracoli, battaglie, leggende, assedi, invasioni.

AltraVia però non è solo un percorso storico e culturale. Le suggestioni possono essere le più diverse. Dal punto di vista paesaggistico gli scenari sono splendidi e cambiano a ogni tappa.

Sotto il profilo naturalistico e geologico i boschi e la terra hanno mille racconti: il suolo è per molti tratti costituito dal fondo di un antico oceano, che sembra voler riemergere dalle molte sorgive e restituisce testimonianze di milioni di anni fa.

Per i paleontologi questa zona e in generale tutto il Basso Monferrato è una miniera di ritrovamenti. Insieme alla Toscana e al North Carolina negli Stati Uniti è uno dei tre centri di studio al mondo dei cetacei fossili: proprio nell’Astigiano e lungo il nostro percorso fu trovato il fossile di un delfino, che
nuotava felice da queste parti milioni di anni fa, mentre sulle rive pascolavano
mastodonti, rinoceronti ed elefanti e si aggiravano i loro predatori: ghepardi,
tigri e orsi.

Gianni Amerio, ideatore di Altra Via, testa il percorso tra le vigne

Ogni tappa può essere abbinata a un vino

Altra chiave di lettura: quella enogastronomica. Cimentatevi anche voi nella sfida.

Ogni tappa può essere abbinata a un vino (anche a più di uno) e a un piatto tipico (anche più di uno), in un ricco menu lungo più di duecento chilometri, capace di stuzzicare non soltanto i buongustai. Pronti-via, allora?

Diciamo quasi. Il percorso c’è, sia per chi vuole camminare sia per chi sceglie di seguirlo in mountain bike. Ne parliamo in un sito dedicato (www.altravia.info).

Abbiamo preparato una guida, in uscita prossimamente, edita da Morellini, con una cospicua parte multimediale e le tracce Gps. Realizzare la guida non è stato facile, perché abbiamo dovuto fare i conti con l’era Covid, e dunque con un panorama assolutamente incerto di possibili punti di accoglienza, di ricettività e di ristoro. Ecco perché il supporto online dedicato agli utenti della guida, che sarà aggiornato con la progressiva rinascita dei territori.

È giusto anche precisare che al momento AltraVia è ancora una sfida per chi la vorrà raccogliere. Non è infatti un percorso riconosciuto e ufficiale. Perché lo diventi la strada è lunga: siamo in Italia, e per rispettare le regole bisogna digerire i loro tempi. C’è un Comitato promotore che dovrà smuovere gli enti interessati, bisognerà realizzare un adeguato studio di fattibilità, coinvolgere due amministrazioni regionali, un nugolo di Comuni, enti del turismo, associazioni varie.

Per fortuna io e Gianni non siamo soli, anche perché finora abbiamo avuto riscontri positivi da tutti coloro ai quali abbiamo sottoposto il nostro progetto. Ci sono coraggiosi al nostro fianco: Turismo in Langa e Lions Club in primis.
Ma, come tutte le proposte che nascono dal basso, anche questa è senza padrini importanti e richiede un tempo più lungo per essere metabolizzata e supportata adeguatamente.

Non servirà molto: un occhio di riguardo nella manutenzione di strade bianche e sentieri già esistenti, qualche palina nei punti dove il camminatore potrebbe trovarsi in dubbio. Una segnaletica ancora più puntuale ed estesa di quella già esistente.

Perché AltraVia è già tutta segnata con adesivi e un segnavia particolare: due pallini in vernice, uno rosso e uno blu, dove il blu indica anche la direzione da seguire per arrivare al mare.

E adesso facciamoci una domanda cattiva. Nel nostro territorio ci sono già molti percorsi per appassionati di trekking o di mountain bike. C’era proprio bisogno di AltraVia? Diciamo che, in generale, quasi tutti questi percorsi sono ad anello, o d’interesse locale.

AltraVia ha un’altra ambizione: è un tragitto lungo, che ha una meta lontana e suggestiva, il mare. È un percorso che comincia praticamente alle porte di casa, e nei tempi che stiamo vivendo non è poca cosa.

Paragonato a cammini ben più importanti ha, senza tema di smentita, molto di più da offrire in termini di monumenti, cultura, interesse storico, paesaggistico, naturalistico ed enogastronomico. Anche sul mercato estero
può avere un’indubbia presa: sono già molti i turisti stranieri che scelgono il nostro Piemonte per escursioni o giri in mountain bike.

Se offriamo loro la partenza da una città dotata di aeroporto e l’arrivo al mare percorrendo territori ricchi di fascino, la proposta può sicuramente essere interessante.

E poi c’è l’economia del cammino.

L’esempio della Galizia e del Cammino di Santiago

Il giornalista torinese Dario Corradino, che ha testato a piedi l’itinerario, è coautore della guida “AltraVia” che uscirà a fine maggio per l’editore Morellini

Un paio d’anni fa me ne parlava l’alcalde, il sindaco, di Friol, un paesino galiziano non lontano da Lugo. Era intervenuto quando il proprietario del
bar dove ci eravamo fermati a mangiare un panino stava cercando di vendere anche a noi pellegrini diretti a Santiago de Compostela un biglietto della sua lotteria: «Vedete: l’idea di Juan, il barista, è buona. Lui fa la lotteria ‘La caca de la vaca’. Prende il suo prato alla periferia del paese, lo divide a quadrati e libera la mucca.

Tu scommetti: compri uno o più quadrati e se la mucca la fa proprio lì vinci il montepremi. La lotteria la organizza in occasione della festa del paese, quando qui arrivano centinaia di persone, ed è una delle nostre attrazioni. Ma la festa del paese viene una volta all’anno, e l’economia deve vivere anche negli altri 364 giorni.

Per me è più importante quel che ci porta il Cammino di Santiago, anche se noi siamo sul Camino del Norte, che è uno dei meno battuti. Ogni giorno però passa qualche pellegrino, a piedi o in bicicletta.

Un giorno due, un giorno otto, un giorno venti. Qualcuno tira dritto, qualcuno si ferma da Juan o nell’altro bar, oppure compra qualcosa nel negozio di alimentari. Sono tante gocce, che alla fine fanno qualcosa per tutto il nostro paesino».

Per la Galizia, che non è certo una delle regioni più ricche della Spagna, il Cammino di Santiago è una risorsa importante. Porta oltre 400 mila persone l’anno a camminare lungo i sentieri di quella terra. Certo, non è un turismo ricco, ma muove una grande rete di ostelli, alberghi, ristoranti, bar, organizzazioni per il trasporto degli zaini, per la riparazione delle biciclette, per i trasferimenti da e per gli aeroporti. E soprattutto tiene vivi i piccoli centri.

AltraVia non è il Cammino di Santiago, e non ha l’ambizione di diventarlo. Ma se si guarda ad altre realtà italiane, allora sì: ci sono traguardi ai quali si può ambire. Ne cito uno per tutti: la Via degli Dei, da Bologna a Firenze, ora in
affanno perché è percorsa da così tanta gente che non si riesce a soddisfare la richiesta di posti letto.

È vero, l’Appennino è bello. Ma volete mettere il nostro Monferrato, il Roero e le Langhe?

L’ironico manifesto del concorso a premi inventato in Galizia lungo la via del Cammino di Santiago

Il turismo dei camminatori è lento, ecologico rispettoso della natura

 

Il turismo dei cammini è un turismo lento, ecologico, rispettoso della natura. L’uomo è costruito per camminare. Lo fa dalla preistoria.

Certo, nei millenni abbiamo imparato a viaggiare comodi, a farci trasportare. Ma l’adrenalina del viaggio, la gioia del cammino, lo scintillio della scoperta sono rimasti quelli lì. Quel che è cambiato, e non è poco, è il senso del tempo, che i nostri modi di viaggiare e di comunicare hanno trasformato in un
despota. Abbiamo un tempo sempre più veloce, che accorcia le distanze tra i
luoghi e le persone, annulla il percorso, ci spara direttamente alla meta.

Tutto ciò ha immensi vantaggi: l’intero mondo è a portata di mano, tutti siamo più vicini. Ma ci sono prezzi da pagare: viviamo in una modalità accelerata che inaridisce i rapporti tra le persone, cancella i racconti della strada, comprime e talvolta annulla i colori, i profumi, i sapori, gli insegnamenti di qualunque viaggio. Ed è una modalità fragile, che un microscopico virus può frantumare in un batter di ciglia.

Ecco: forse i tempi che stiamo vivendo ci possono spingere a riscoprire un modo diverso di muoverci, in linea con le prudenze del presente e con i tempi più lenti del nostro esistere. E può darci una mano a riscoprire la bellezza di ciò che è a due passi da noi. O, almeno, questa è la speranza che abbiamo sognato progettando AltraVia.

 

Le tappe a piedi

 

Sono nove:

Torino – Andezeno (23,4 km)

Andezeno – Cortazzone (22,4 km)

Cortazzone – S. Damiano d’Asti (22,9 km)

San Damiano d’Asti – Alba (22,3 km)

Alba – Bossolasco (24,3 km)

Bossolasco – Ceva (23,6 km)

Ceva – Millesimo (24,9 km)

Millesimo – Altare (23,7 km)

Altare – Savona (23,5 km)

 

Le tappe in mountain bike

 

In Mtb le tappe consigliate sono cinque:

 

Torino – Cortazzone (45,8 km)

Cortazzone – Alba (45,2 km)

Alba – Ceva (47,9 km)

Ceva – Altare (48,6 km)

Altare – Savona (23,5 km).

Complessivamente sono 206 chilometri, con un dislivello di 4.078 metri in salita e 4.289 in discesa, attraverso due regioni, quattro province, 45 comuni.

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Dario Corradino
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Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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