Renza Rosso 18 maggio 1926 – 1 luglio 2020
Insegnante di inglese
Mi definiscono cittadina del mondo, ma sento forte il legame con mia sorella Dede e la sua famiglia ed amo Asti, la mia città. Per questo non l’ho mai lasciata ponendo qui la sede italiana di The Experiment in International Living, organizzazione internazionale di scambi culturali con l’estero da me fondata.
Era il 1953 quando mi trovai, per la prima volta, a contatto con persone provenienti da tutto il mondo, che si muovevano con scioltezza parlando la lingua, l’inglese, che io capivo, ma non abbastanza bene. Era una sfida ed io, testarda, la raccolsi con la voglia di “sperimentare” forme nuove di insegnamento grazie alla possibilità che l’Experiment mi ha dato di viaggiare in tutto il mondo.
Sono molte le persone che con la loro collaborazione hanno arricchito la mia persona e il mio lavoro: i tanti colleghi di scuola, l’amico fraterno Beppe De Stefano, primo collaboratore dell’Experiment ed Anne Elliott Vallana, alla quale, nel 1999, ho lasciato la presidenza dell’associazione. Non ho costruito una famiglia mia, ma sento di averne una nel mondo dove le diversità di lingua, estrazione sociale, convinzioni religiose non sono mai state un ostacolo, ma al contrario un collante.
Ho dedicato l’intera mia vita all’insegnamento della lingua inglese e dai miei studenti ho ricevuto il premio più ambito per un’insegnante nubile, quello di aver sdoganato il luogo comune della “professoressa zitella ed acida”. Tra i tanti allievi, Giorgio Faletti, che troppo presto ci ha lasciato, e i suoi abbracci festosi di quando mi incontrava per le vie cittadine dicendomi: “oh, my teacher!”. Ho la presunzione di aver contribuito a far conoscere Asti al di fuori dei confini nazionali e sono orgogliosa di aver ricevuto l’Asti d’Oro e l’ Ordine di San Secondo.
Da socia fondatrice del Soroptimist International Club di Asti ho promosso vari progetti, tra i quali il premio “Pergamena d’autore”, consegnato ogni anno al borgo che si è distinto nel corteo del Palio. Credere nei giovani, sollecitare la conoscenza delle mille sfumature del mondo è stata l’intensa energia della mia vita.
Gioele Torchio 11 novembre 1951 – 11 luglio 2020
Titolare G80 Sport, appassionato sciatore
Ci sono quelle giornate in cui stai con gli sci ai piedi dal mattino alla sera. Poi arriva il momento in cui una stanchezza buona ti prende e capisci che è ora di scendere a valle e fermarti. Ho dovuto togliere gli sci per l’ultima volta, lascerò che siano gli altri a disegnare curve sulla neve.
Avevo iniziato a sciare a 14 anni, pensavo che non avrei mai provato altrettanta passione per un altro sport. Poi ho scoperto il windsurf. In pista o sul mare, scivolavo libero ed ero felice. Insieme alla mia Giulietta ho trasformato la mia passione in un mestiere. Nel 1980 aprimmo G80 in corso Matteotti. Un negozio per tutti gli appassionati dello sci e della neve. In poco tempo siamo diventati grandi. Così nel 1984 ci siamo trasferiti in corso Einaudi, dove ha iniziato a lavorare anche nostra figlia Irene.
Per più di vent’anni quello è stato il mio mondo, insieme all’impegno con lo Sci Club Don Bosco. Poi nel 2016 l’ultimo trasloco in corso Torino, nel nuovo negozio che Irene porterà avanti. A lei, a mia nipote Nadia, alle prossime generazioni, l’augurio di scivolare sempre liberi e felici come lo sono stato io.
Beppina Rota Bava 22 marzo 1933 – 21 luglio 2020
Ex ispettrice Croce Rossa
Sono nata a Cuccaro Monferrato, divenni maestra per tradizione di famiglia, ma trovai lavoro a Milano come impiegata al Corriere della Sera negli anni leggendari di Indro Montanelli.
Fu a Milano in fiera che conobbi per caso Piero. Lo ritrovai a Cocconato. Noi di Cuccaro eravamo venuti ad accompagnare il nostro parroco che avevano trasferito al Tuffo. Al banchetto gli chiesi un bicchier d’acqua, lui vendeva vino. Bastò. Ci siamo scritti a lungo e nel 1959 ci sposammo. Siamo stati una coppia a tenuta stagna. Nel nostro nido sono nati Roberto, Giulio, Paolo. I miei gioielli. Li ho visti crescere, sposarsi, restare uniti nella nostra azienda vinicola di famiglia.
Sono stata di sostegno a Piero quand’era sindaco di Cocconato e ho fondato in paese la sezione della Croce Rossa, diventando poi Ispettrice Provinciale di Asti. Ricordo il 1994, l’anno dell’alluvione e le emergenze dei terremoti. Da quello dell’Irpinia tornai con una intera famiglia adottata. Ero amica di ricette dell’avvocato Giovanni Goria e ho seguito Piero anche nell’ Accademia della Cucina.
Poi tutto siè fatto sfocato e sono tornata bambina. Vorrei che i miei nipoti Francesca Giulia, Giorgio, Andrea, Pietro e Giovanni mi ricordino per le mie torte di nocciola.
Ernestino Laiolo 10 settembre 1964 – 25 luglio 2020
Direttore cantina cooperativa di Vinchio e Vaglio
Per la prima volta dopo tanti anni la vendemmia la sto guardando dall’alto: quanto effetto mi fa, vedere la mia gente al lavoro in quelle vigne che ho tanto amato, di cui conosco ogni pianta, ogni zolla di terreno, dove si attorcigliano le viti vecchie e crescono quelle più giovani.
L’anno era iniziato davvero male, ma noi nin ci siamo mai fermati. Però andar via senza neppure aver il tempo di accorgermene, in piena estate, a due passi dal momento più importante dell’anno per noi vignaioli, proprio non me lo potevo immaginare. Eppure è stato così.
So però che lascio un ricordo e un bilancio positivo e lo dimostrano i tanti amici e colleghi che si sono stretti alla mia famiglia. Mi fa effetto anche vedere quell’Alta Langa in cui tanto avevo creduto, con il simbolo della quercia, dedicato a me: ricorda la mia perseveranza ma anche quella di tutti i nostri viticoltori. Volti giovani insieme a quelli dei vecchi: saggezza e gioventù, il segreto del successo della nostra cantina. Dall’alto osservo e amo quella mia terra, i boschi della Sarmassa, i Nidi che tanto piacciono ai turisti, i casotti, i sentieri ombrosi. E quando vendemmia sarà finita, fate un brindisi tutti insieme guardando in alto. Sarò là con voi.
Alessandro Fantino 6 novembre 1966 – 1 agosto 2020
*Maestro elementare e cantautore
Ho suonato la chitarra e ho cantato per i miei alunni, anche online quando non si poteva uscire di casa, ho suonato e cantato per mia moglie e per mia figlia e l’ho fatto per voi. Anche se me ne sono andato troppo presto non ho intenzione di smettere perché la musica, per me, è stata più che una passione con cui ho vissuto grandi esperienze e calcato importanti palchi.
Avevo grandi progetti da portare a termine, anche sfruttando la tecnologia, continuateli anche per me. Immaginatemi su un nuovo palcoscenico, con una nuova chitarra, in un nuova scuola.
Beppe Brunetto 12 marzo 1937 – 2 agosto 2020
docente, ex direttore del settimanale cattolico L’Ancora, giornalista
Le parole della mia vita: Amore, Fede e Verità. L’Amore l’ho condiviso con i mie cari, con le persone che hanno fatto parte della mia esistenza e con i progetti che ho realizzato. Ed è stato sempre l’amore che mi ha fatto scegliere la persona, Gabriella, con cui ho condiviso il mio ultimo tratto di strada.
La Fede è il sentimento che mi ha aperto gli occhi al mondo, agli altri. L’ho abbracciata con alle spalle una Chiesa che mi ha fatto prete e dato forza e intelligenza. E se, a un certo punto, ho deciso di intraprendere un altro cammino di vita, la mia Fede in Dio non è cambiata perché essa non era legata a un abito, ma solo ed esclusivamente alla mia anima diuomo libero e coerente. Sempre.
La Verità, infine, è stato il faro che ho praticato con il giornalismo. Ho raccontato la mia terra, la mia Canelli e la sua gente. Il giornale è stata la mia “parrocchia di carta” alla quale ho dedicato gran parte della mia vita. Ho predicato ai miei lettori con un linguaggio semplice e chiaro. Perché se la Verità ci rende liberi il suo racconto, puntuale, serio, onesto, è la luce che ci illumina fino alla fine.
Mario Bertana 24 maggio 1928 – 12 agosto 2020
Commerciante di vini moncalvese, ex partigiano
C’è stato un prima e c’è stato un dopo. È impossibile dimenticare cosa è stata la lotta di Liberazione per chiunque vi abbia partecipato. Io sono stato il partigiano Mario e non ho mai smesso di esserlo. Avevo solo quindici anni ma erano abbastanza per capire da che parte volevo essere.
Era il novembre del 1943, alla fortezza di Fossano partecipai alla liberazione di prigionieri politici. Passò appena un mese e entrai di nuovo in azione, questa volta a Mondovì. Salvai la vita del mio comandante e per questo mi diedero una medaglia d’argento. Dopo la guerra diventai Mario, commerciante di vino. Fu il mio lavoro per tutta la vita, ma non ho mai smesso di celebrare quello spartiacque. Ogni 25 aprile prendevo la corriera, scendevo da Moncalvo ad Asti e partecipavo alla sfilata.
Continuerò ad esserci, ci siamo ritrovati in tanti, ci saremo fino a quando qualcuno vorrà ricordare.
Mario Bozzola 13 ottobre 1930 – 17 agosto 2020
Magistrato
Ho giudicato miserie umane, furbizie, avidità e crudeltà. Sono stato magistrato, ma ho cercato di non dimenticar mai di essere uomo, marito e padre. Da pretore mi è passata davanti l’umanità dolente e prepotente, da procuratore della Repubblica ho indagato e cercato la verità.
Non è mai stato facile. Mi è rimasta nel cuore una spina: non essere riuscito a portare alla sbarra coloro che si sono approfittati di quella ragazzina magra dagli occhi grandi, rapita per un gioco sporco e morta senza rivedere la luce. Me lo sono chiesto tante notti se avevo sbagliato e dove. Sarebbe bastato arrivare prima in quella cascina maledetta di Canale, poche ore prima. Forse.
“Chi sa parli” dissi a tutti, ma prevalse il silenzio omertoso dei colpevoli e il distacco degli indifferenti. C’era con me Vittorio Marchisio, cronista appassionato e solerte. Eravamo amici. Lo ritrovo e f inalmente, ora, posso sorridere. Mario Novellone 19 ottobre 1933 – 8 settembre 2020 Medico, ex assessore comunale di Asti I miei pazienti sono stati le persone e la città. Non erano poi così differenti. Entrambi hanno richiesto diagnosi, cura e dedizione.
Da medico ho approfondito i misteri del cervello e del sistema nervoso, fino a diventare primario di Neurologia all’ospedale di Asti e direttore sanitario alla casa di riposo che porta il nome della mia città. Ho curato al meglio delle mie capacità anche il Comune.
Sono diventato assessore perché la politica era una mia antica passione, ho attraversato le stagioni socialiste prima con il Psdi e poi nel Psi. Sigle che oggi suonano vaghe. Mi sono dedicato alla salute dell’ambiente e dei cittadini. Spero che la politica trovi appassionati tra le nuove generazioni.
Amos Luzzatto 3 giugno 1928 – 9 settembre 2020
Medico chirurgo, ex consigliere comunale di Asti, già Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane
Ho lasciato da pochi giorni questo mondo e i giornali che hanno voluto benevolmente ricordarmi (davvero tanti) mi hanno definito un intellettuale a tutto tondo: studioso, saggista, esperto di cultura ebraica, professore… oltreché medico. Qualcuno ha ripreso una autodefinizione di qualche tempo fa: “un ebreo di sinistra”, che compare nel titolo di un’autobiografia scritta per i miei ottant’anni (Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra, Mursia 2008, ndr).
Ecco, questi due aspetti credo di averli vissuti con intensità e, dicono gli amici e i familiari, con impegno. L’ebraismo: ho cercato di rafforzarne l’identità in maniera laica oltre che religiosa, in continuità con le tradizioni, i rituali, la storia, la lingua, ma pure lo studio della Bibbia e della letteratura midrashicotalmudica. *
Così ho studiato, ho scritto, ho tenuto lezioni e conferenze… La passione civile: le istanze egualitarie e di giustizia le ho ricavate proprio dalla cultura ebraica: la Bibbia ne è ricca, basta cercarle. Ad Asti ho vissuto negli Anni Settanta in qualità di primario di chirurgia all’ospedale cittadino. Eletto in Consiglio comunale nelle liste del Pci, ricordo con piacere l’alternarsi di discussioni di alto livello e di diatribe più prosaiche che riguardavano i problemi di tutti i giorni della città.
Di Asti mi sono rimasti nella mente i bei giardini di corso Milano, dove abitavo, le passeggiate in compagnia di Paolo De Benedetti, i tanti amici, la professionalità dei miei collaboratori in ospedale.Asti, breve parentesi, e poi il Veneto e Venezia, la città delle mie radici. Qui i miei figli, Gadi, Alisa e Michele, hanno terminato gli studi e intrapreso la loro strada, qui la mia dolce e solidale Laura ha proseguito e pubblicato le sue prose e le sue poesie.
Un messaggio che voglio lasciare alle giovani generazioni? Quello che non mi sono stancato di ripetere durante la mia lunga vita, alzando la voce contro il razzismo e l’antisemitismo, a favore del dialogo e della conoscenza, antidoti contro il virus dell’intolleranza e i populismi. Ricordo con precisione le parole che pronunciai quando il Presidente della Repubblica Ciampi mi invitò a introdurre la Giornata della Memoria del 2005: la violenza, l’incitamento all’odio fra popoli, culture, religioni diverse, l’omologazione – per quanto riguarda il passato – dei carnefici e delle loro vittime, tutto questo è tragicamente nella cronaca quotidiana. Saremo capaci di reagire a questa marea? Saremo capaci di insegnare ai nostri ragazzi la libertà di scegliere consapevolmente fra il bene e il male, fra la lotta di sopraffazione e la convivenza civile nel rispetto dell’altro? Ho fatto in tempo, purtroppo, a vederne molti di questi tragici fatti di cronaca. Con sofferenza. Ma non dispero, credo nelle forze migliori delle nuove generazioni.









































