domenica 21 Luglio, 2024
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1930-2007

Il professore che ha scavato nella storia di Asti

Gli undici volumi di Venanzio Malfatto
Un professore di scuola media innamorato della sua città, dopo gli anni dell’insegnamento, decide di dedicarsi a tempo pieno alla ricerca e alla divulgazione di vari aspetti della vita astigiana. Venanzio Malfatto per oltre vent’anni alla fine del novecento ha mandato alle stampe 11 volumi di grande formato che raccontano la storia e soprattutto la vita di Asti. La sua ricerca ha avuto un taglio divulgativo e si è affermata grazie all’utilizzo di fonti fotografiche, spesso inedite, che aveva il fiuto di cercare e trovare facendo aprire cassetti e archivi. A oltre 10 anni dalla morte, Astigiani dedica questo servizio a chi, con grande passione, ha raccontato Asti e tenuto vivo il filone della memoria e della ricerca storica, partendo dagli aspetti a volte giudicati minori.

Insegnante di lettere con la passione per le vicende cittadine

 

Ci sono nelle librerie pubbliche e private di migliaia di astigiani volumi di grande formato che portano la firma di un solo autore: Venanzio Malfatto. Un nome che per decenni è diventato sinonimo di divulgazione storica cittadina. Malfatto era a suo agio nei silenzi ovattati tra libri, vecchie fotografie e documenti e vi passava intere giornate. Chi lo voleva incontrare sapeva dove andare a cercarlo: alla Biblioteca Astense, dove era una presenza quasi costante, oppure in uno degli archivi cittadini, da quello storico del Comune di Asti all’Archivio di Stato, o all’Istituto della Resistenza, o ancora alla Biblioteca del Seminario.

Questo originale “topo di biblioteca”, con grande fiuto per la ricerca iconografica, era nato ad Asti nel 1930; da giovane aveva collaborato con vari periodici locali, poi si era laureato in Pedagogia alla facoltà di Magistero dell’Università di Torino e aveva iniziato la carriera di insegnante di Lettere nelle scuole medie cittadine; l’ultima sede in cui aveva svolto la sua attività di docente è stata la scuola media Brofferio.

Raggiunta l’età della pensione, aveva potuto finalmente dedicarsi a tempo pieno alla sua più autentica passione, la ricerca su vari aspetti di vita, arte, cultura, società, storia di Asti.

Ecco la galleria dei volumi firmati da Malfatto

La città era al centro del compasso delle sue ricerche e costituiva il grande amore della sua vita condiviso con la moglie Sofia, anche lei insegnante, e con i due figli Maurizio e Claudio; a loro tre sono dedicati tutti i volumi, oltre una decina, usciti dalla sua penna. Scoprire, e far conoscere, tutto ciò che è stata Asti, questo era il grande sogno, quasi una missione, di Venanzio Malfatto, il quale ebbe a scrivere: «La vita è la sola, anzi “l’unica” opportunità che ci è data in tutta l’eternità. È, quindi, molto importante per ciascuno di noi approfondire il “significato” dell’esistenza, precisarne il vero scopo attraverso la ricerca, risolverne i problemi nel migliore dei modi».

E così, per anni, ogni mattina il professore usciva dalla sua abitazione di via Di Vittorio, nella zona tra via Corridoni e corso XXV Aprile, per andare a compulsare vecchi testi di storia astigiana, o documenti d’epoca che rintracciava in qualche archivio; reperti che catalogava con scrupolo, con l’intenzione prima o poi di farli conoscere tramite qualche volume in cui, per merito suo, la storia recente o passata di Asti avrebbe ripreso vita. Malfatto non si rivolgeva a un pubblico di specialisti, anzi: i suoi lettori ideali erano le persone semplici, quelle che vedendo la fotografia di un antico negozio da tempo scomparso o di un angolo della città cancellato dalle nuove costruzioni sapevano riandare ai ricordi della giovinezza, e su quei pochi tratti ricostruivano momenti per loro significativi di esperienze vissute.

Il modo di lavorare di Malfatto è presto detto: servendosi del suo fiuto non comune, ma anche di una fittissima rete di conoscenze, l’autore riusciva a far estrarre da cassetti magari non aperti da decenni la foto d’epoca che spesso gli stessi proprietari non sapevano neanche più di possedere.

 

Ecco la galleria dei volumi firmati da Malfatto

I primi volumi, editi nel 1979, dedicati ai nomi delle vie e delle piazze della città

 

E poi, grazie alla sua paziente opera di indagatore di archivi, affiancava a quella fotografia una data, il nome dei personaggi ritratti, notizie su una vecchia piazza cittadina, una via, un giardinetto, un monumento.

Ecco, le vie e le piazze di Asti. Una tale mole di ricerche doveva sfociare in qualcosa che mettesse a disposizione di tutti il risultato di tanto lavoro. E il primo libro di Malfatto è stato proprio Asti nella storia delle sue vie, in due volumi, scritti in collaborazione con Piero Rogna, geometra dipendente comunale nel settore dell’urbanistica, pubblicati per la prima volta nel 1979 (con presentazione dell’allora presidente della Cassa di Risparmio di Asti Giovanni Boano). Il doppio volume fu un successo, a conferma della fame di memoria degli astigiani, e fu ripresentato in una seconda edizione aggiornata e ampliata nel 1990, edita questa volta da Basegrafica di Cuneo. Scrissero allora gli autori nella prefazione alla prima edizione: «È accaduto a chi scrive (come, crediamo, a molti altri) di domandare, passando per le vie di Asti, a chi mai potessero riferirsi certi nomi della ricca toponomastica cittadina». A volte, affermarono i due, fraintendendo anche i riferimenti alle persone che hanno dato il nome a quelle vie o a quelle piazze; ad esempio via Arduino, che non corrisponderebbe, come verrebbe da pensare, al nome del feudatario medievale Arduino d’Ivrea, ma a quello di un quasi sconosciuto Arduino tipografo astigiano, che avrebbe introdotto la stampa in Asti e pubblicato nel 1479 un’edizione della Bibbia, di cui però non rimane traccia. Oppure piazza Lugano, che non ha nulla a che vedere con la città svizzera, ma ricorda il tenente dei bersaglieri Paolo Lugano, caduto in Etiopia nel 1937.

«Di qui è sorto il desiderio – proseguono Malfatto e Rogna – in un primo tempo tutto personale, di compiere una più attenta ricerca sulla base di documenti disponibili, i più diversi e disparati, ma in qualche modo utili al nostro scopo. […] Non pretendiamo, ovviamente, di aver compiuto un’opera professionalmente indiscutibile e completa; ma solo intendiamo proporre argomenti e fornire spunti di informazione che ci sono apparsi interessanti, che altri competenti e cultori potranno forse rettificare e ampliare».

I due volumi elencano vie e piazze astigiane in ordine alfabetico: di ciascuna si indica la posizione geografica, la data della deliberazione del Consiglio Comunale che la istituisce, notizie sul personaggio a cui la via è dedicata con ampie citazioni storiche e critiche, e una breve bibliografia di approfondimento.

Con la successiva edizione, nel 1990, a distanza di undici anni, i due volumi hanno acquisito una consistenza ben maggiore: le vie da 468 sono diventate 620, perché la città nel frattempo si è estesa con nuovi quartieri e nuove strade. E gli autori hanno ancora approfondito la parte riguardante le eventuali denominazioni precedenti delle singole vie, l’etimologia dei vari toponimi, gli influssi dialettali, la biografia dei personaggi a cui le vie sono dedicate e gli avvenimenti storici che stanno alla base dei vari toponimi. Questa nuova edizione, molto più ricca di fotografie rispetto alla precedente, si conclude con l’elenco e il ritratto dei sindaci della città a partire dal 1830 e dei vescovi a partire dal 1587.

Tre principali filoni di ricerca

Protagonisti Palio e patrimonio fotografico

 

Questa volta, più consapevoli dell’importanza del loro lavoro, Malfatto e Rogna scrivono: «Una bibliografia davvero imponente (centinaia di testi, di giornali locali e riviste), accompagna la stesura di quest’opera, che per il rigore storico, la completezza e l’originalità del contenuto, la pongono come una delle più significative opere di ricerca locale». Dopo il successo di quel primo libro fu più facile per Malfatto dare corpo ad altri volumi.

Egli non amava le presentazioni pubbliche dei suoi libri, come invece fanno quasi tutti gli autori; del resto quasi tutta la tiratura andava esaurita in prevendita, perché i lettori si fidavano di lui, sicuri di trovare nei suoi libri mille nuovi stimoli, mille curiosità legate alla vita astigiana (e, d’altronde, soltanto quando la prevendita garantiva la copertura delle spese di tipografia, Malfatto mandava in stampa i suoi volumi). Una rigorosa scelta di equilibrio economico-editoriale.

Ecco la galleria dei volumi firmati da Malfatto

 

Nel tempo sono seguite una decina di altre opere, con cadenza quasi annuale, che possiamo suddividere in almeno tre filoni: il primo è costituito da libri di carattere monografico, come Asti, antiche e nobili casate del 1982, con splendide illustrazioni di Paola Grassi, o Il Palio di Asti, storia, vita e costume, del 1983, ancora una volta con il prezioso appoggio di Piero Rogna, che tuttavia non compare come autore. Il libro sul Palio presenta una curiosità: è bilingue, con una traduzione in francese a conferma della potenzialità storicoturistica del volume. E Malfatto dimostra di cogliere appieno il significato del Palio quando scrive nella prefazione: «È la storia stessa della città che si snoda sullo sfondo di questa manifestazione, che ha origini prime nel periodo più significativo della vita astigiana medievale. A parte il valore agonistico della corsa equestre, elemento di per sé spettacolare e simbolico di un confronto pacifico in un clima di festa e di partecipazione popolare, la manifestazione del Palio astigiano si svolge in un ampio e suggestivo alone evocativo di vicende, di contrasti cittadini e di alleanze, di fasti e di costume a cui la scenografia, sempre estremamente curata, dà un colore di attualità e insieme di fiabesca leggenda».

Anche per il Palio, Malfatto dà prova delle sue qualità di ricercatore, andando a caccia di notizie sulle antiche edizioni della corsa, per poi dilungarsi sul Palio degli anni Trenta e sulla ripresa a partire dal 1967.

La storia domina anche nell’altro libro citato, quello sulle antiche casate medievali astigiane, delle quali Malfatto ricostruisce gli stemmi, le dimore nei vari quartieri della città, l’appartenenza politica, le principali vicende storiche.

L’attenzione si sposta sulla storia cittadina all’apparenza minore

 

Un secondo filone, forse quello capace di destare le maggiori curiosità, è rappresentato da volumi quali Vecchia Asti (AGA Il Portichetto, Cuneo, 1980) e Asti racconta (Basegrafica Editrice, Cuneo, 1986). In essi Malfatto sceglie dei temi, dei momenti di vita astigiana e li sviluppa secondo i suoi schemi preferiti, basati ancora una volta sulla ricerca di archivio. Ne deriva una lunga serie di capitoli, tutti molto illustrati, tra cui possiamo scegliere: si va da pagine sulle fabbriche astigiane (Vetreria, Way Assauto, Ferriere Ercole, Morando, Maina, SISA) al formarsi di nuove piazze e vie cittadine, i giardini pubblici, le fontane, l’introduzione ad Asti della luce elettrica, del gas, del telefono e delle poste; e ancora le caserme (memorabili le fotografie dei bersaglieri all’interno del Casermone), il Reale Collegio Militare; e poi il Carnevale, le feste patronali, la fiera e i fuochi artificiali di San Secondo, gli ex voto, le Società di Mutuo Soccorso, alcuni caratteristici negozi, perfino le case di tolleranza.

Raccolta di foto dal primo Novecento agli Anni ’50

 

Durante una presentazione alla Biblioteca Astense

 

Anche qui lasciamo la parola all’autore, che nella premessa ad Asti racconta scrive: «Si avverte il gusto di attendere alla ricerca anche di quelle tracce leggere che appartengono a una “storia minore”, in riferimento alla nostra città, ricca di immagini, di figure, di giorni più o meno lontani che sembrano, e non sono, tramontate. Storia minore che, per un malinteso senso comune, è stata spesso trascurata, per illustrare invece la “storia ufficiale”, conservata negli annali ufficiali che sono il più delle volte pieni di sangue e guerra. Noi preferiamo tracciare qui la storia degli uomini comuni, quella vicenda umile legata all’ambiente fisico e umano in cui ciascuno di noi ha vissuto e si è formato». E infine eccoci al terzo filone, forse quello che viene ancora oggi sfogliato con maggiore gusto e interesse. Appartiene a questo tipo di pubblicazione il volume Asti. Testimonianze di mezzo secolo (AGA Il Portichetto, Cuneo, 1981), un libro quasi totalmente fotografico che copre gli anni dal 1900 al 1950. Suddivise per decenni, sono le fotografie, prima ancora che le brevi didascalie, a raccontarci una straordinaria sfilata di personaggi, di storie, di botteghe, di attività artigianali, di avvenimenti maggiori e minori che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento astigiano. Un’ideale camminata, dice Malfatto, «che l’autore si propone di fare con il lettore, attraverso il tempo, un tempo come si diceva, recente, ma forse poco ricordato […] una testimonianza di fedeltà e (perché no?), di amore verso la propria terra e di viva simpatia per i concittadini». Ogni volta che dava alle stampe un nuovo libro, Malfatto soleva ripetere «È l’ultimo», perché la fatica era evidente, e perché non voleva sottrarre altro tempo alla famiglia. In realtà, mentre diceva così, ogni volta stava già per mettersi al lavoro per un altro volume, e certamente non si sarebbe interrotto se una lunghissima malattia non lo avesse portato alla morte il 27 maggio del 2007. Oggi, a poco più di dieci anni dalla scomparsa, resta nelle case di chi acquistò quei volumi la conferma del valore dell’opera di Malfatto che andrebbe rivalutata, anche alla luce di una revisione critica e di nuove ricerche, ma certamente valorizzata, a testimonianza della grande passione del professore per la sua città.

 

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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