Proviamo a fare un piccolo gioco di memoria con i lettori che hanno qualche anno più dei trenta. Vi fanno venire in mente qualcosa i nomi di Careca, Taffarel, Aldair, Alemao, Dunga, Bebeto, Romario o Muller? Risposta facile: la Nazionale di calcio del Brasile.
Esatto, ma quale tra le tante? Anche qui non dovrebbe essere troppo difficile riconoscere in questi nomi quelli di alcuni giocatori che nel 1990, trent’anni fa, animarono i giorni e, in qualche caso, le notti astigiane. Non erano certo quelle magiche che Edoardo Bennato e Gianna Nannini intonavano a corredo
dei mondiali italiani, ma si trattò pur sempre di notti di grande fermento e per molti versi di controverso andamento.
Dunque il Brasile ad Asti, un evento che, a prescindere dagli esiti, promozionali e commerciali, certamente non esaltanti, fu al centro dell’attenzione degli astigiani non solo per quei ventotto giorni, tra maggio e giugno, in cui la seleçao soggiornò all’Hasta Hotel, ma anche e soprattutto nelle settimane dell’attesa.
La voce che in occasione dei campionati mondiali di calcio di Italia ’90, Asti avrebbe potuto ospitare una importante Nazionale di calcio – si parlò all’epoca anche di una possibile presenza degli Stati Uniti o addirittura dell’Italia – era cominciata a circolare già alla fine del 1989, visti i buoni uffici dell’avvocato astigiano Gianni Trombetta, all’epoca titolare di importanti incarichi in Federcalcio (Ispettore fino al 1986 della Lega Professionisti e successivamente Giudice sportivo aggiunto della stessa Lega nelle stagioni 1987-88 e 1990-91). Anche le amministrazioni locali ci speravano.


Per 28 giorni la “seleçao” soggiornò all’Hasta Hotel
Convinto il sostegno da parte del Comune (sindaco Giorgio Galvagno, vicesindaco e assessore allo Sport Aldo Pia) e dell’Amministrazione provinciale (presidente Guglielmo Tovo, assessore allo Sport Alessandro Teti).
Si costituì dunque un gruppo di lavoro guidato dall’assessore Pia che ben presto si trasformò nel Comitato Asti ’90 composto da due assessori del Comune (lo stesso Pia nel ruolo di presidente e Gianni Bertolino) e due della Provincia (Teti, quasi subito sostituito da Piero Goitre, e Gianmarco Rebaudengo), con Trombetta nella veste di direttore generale.
Il primo compito del Comitato fu quello di “battere” la concorrenza di altre sedi (in particolare Saint- Vincent e Torre Pellice). Un compito assolto felicemente visto che l’11 gennaio Asti fu scelta come sede del Brasile, inserito nel Gruppo C dei mondiali insieme a Costa Rica, Scozia e Svezia, con
partite a Torino e a Genova.
Intanto, a supporto del Comitato, erano giunte le adesioni dell’Apt (l’allora azienda di promozione turistica), dell’Associazione Produttori Moscato d’Asti, della Cassa di Risparmio di Asti e poco dopo anche dell’Unione Industriale e dell’emittente televisiva Rete 9 Tai. Furono coinvolti anche i giornalisti delle testate locali.
Decisivo anche il ruolo di Giuseppe Nosenzo, l’industriale patron della Morando Impianti, proprietario della tv locale e del complesso di Valle Benedetta, con ottime entrature nel mondo del calcio, fin dalla sua presidenza del Torretta fusasi poi con l’Asti in serie C.
L’attesa per l’arrivo della formazione carioca si caricò ben presto di grandi
speranze – alcune di queste andarono però deluse, come si vedrà – per la
promozione del territorio e le auspicabili forti presenze di tifosi al seguito dei
Carioca: la mitica torcida che colorava gli stadi di tutto il mondo. Lavorando in collaborazione con il comitato organizzatore torinese – presidente l’avvocato Vittorino Chiusano, fedelissimo di Gianni Agnelli, segretario Renato Zaccarelli, una delle storiche bandiere del Torino – Asti, fu visitata più volte dall’allora presidente della Lega calcio, l’avvocato torinese Luciano Nizzola – offrì un quadro di accoglienza piuttosto consistente: soggiorno all’Hasta Hotel di Valle Benedetta (gestito da Giuliano Zonta) dotato di campo da calcio e aree attrezzate per la preparazione tecnica e atletica e dove era di casa il Torino e nel 1980 erano già state ospitate le Nazionali di Inghilterra, Grecia e Italia in occasione dei Campionati europei; strutture di relax e attività fisica al Country Club di Castiglione (titolare Dino Surra); preparazione fisica specifica presso la palestra “080”.



Le sale stampa all’Exposalone e allo stadio per 650 giornalisti accreditati
La delegazione della Federazione brasiliana avrebbe soggiornato infine alla Locanda del Sant’Uffizio di Cioccaro di Penango mentre un gruppo di inviati brasiliani al seguito della squadra si sarebbe sistemato all’Albergo Genova di Enzo Ceppani, in corso Alessandria.
Cominciò a questo punto il lungo e complesso lavoro di preparazione all’evento prima di tutto con il potenziamento dell’illuminazione e degli spogliatoi dello Stadio comunale (sarà intitolato a Censin Bosia solo alla fine
di quell’anno), affidando la regìa della manutenzione a Enrico Pasquali, e
quasi subito dopo con la realizzazione di una grande Sala Stampa nei locali
dell’Exposalone di Piazza Alfieri a cui, all’approssimarsi dell’arrivo della squadra, se ne sarebbe aggiunta una seconda all’interno dello stadio.
Intanto, mentre a fine gennaio arrivava ad Asti una delegazione brasiliana guidata da George Salgado per conoscere i dettagli logistici della permanenza del Brasile, a febbraio l’architetto Antonio Guarene presentò il logo di Asti ’90: un galletto con cresta brasilera, rossi i bargigli e le zampe tra cui tiene un pallone tricolore, riprodotto su vari gadget tra cui portachiavi, posacenere e decine di migliaia di magliette rimaste poi in gran parte invendute. Arrivò anche la giornalista Rai Claudia Turconi che si occupò, non senza qualche malumore, di tenere i rapporti con i colleghi che sarebbero arrivati ad Asti per
l’occasione.
Il gran passo era dunque fatto, ma sul più bello, all’avvicinarsi delle elezioni
amministrative di maggio che avrebbero rinnovato i Consigli comunale e
provinciale, i “politici” abbandonarono il campo temendo casi di incompatibilità e quindi problemi di eleggibilità. La cosa in sé non avrebbe dovuto modificare sostanzialmente le cose in quanto non venne certo a mancare il sostegno, soprattutto economico, dei due enti, ma costrinse il Comitato a cambiare radicalmente la sua composizione (il segno della continuità fu rappresentato dal solo avvocato Trombetta, prima Commissario straordinario e poi nuovamente Direttore generale) sostituendo gli esponenti politici – distratti tra l’altro da una campagna elettorale molto vivace – con funzionari dei due enti.

Il malcontento degli albergatori per lo scarso numero di prenotazioni
Il rinnovato Comitato di Asti ’90 fu composto da Ugo Gamba e Gianluigi Porro per il Comune, e per la Provincia da Meo Cavallero e Fausto Fracchia, che assunse la carica di Presidente.
L’organismo si completò con l’inserimento del funzionario del Comune, Giancarlo Natali e dell’allora direttore dell’Associazione Produttori Moscato
d’Asti, Angelo Dezzani. A stretto contatto con il Comitato operarono anche, in
compiti di collegamento con gli organi di informazione, i giornalisti astigiani Marco Carbone e Mario Damosso.
Pian piano la città si preparava dunque all’arrivo della Nazionale brasiliana, ma già si evidenziava un certo malcontento, soprattutto tra gli albergatori, a causa dello scarso numero delle prenotazioni per i “giorni del Brasile”. Scricchiolii che si sarebbero amplificati nelle settimane successive tra molti altri operatori economici.
La curiosità per l’arrivo di una delle Nazionali di calcio più famose al mondo,
allenata all’epoca da Sebastiao Lazaroni, fu comunque davvero intensa tant’è vero che andarono a ruba i biglietti (gratuiti, si decise dopo lunga discussione tra gli organizzatori dell’evento) per i primi allenamenti al Comunale della Seleçao, che il 29 maggio era arrivata all’Hasta Hotel, proveniente da Gubbio.
L’entusiasmo si attenuò man mano che il tempo passava per i motivi più
diversi, primo dei quali fu la difficoltà dei giornalisti, astigiani e non, a contattare i giocatori brasiliani, malgrado le due sale stampa. Una ventina di giovani hostess, vestite dalla Miroglio Vestebene, avevano il compito di assistere giornalisti e fotografi. Gli accreditati erano 650. Un esercito, molti dei quali però si erano sistemati a Torino e dintorni.
Una prima querelle fu legata alle amichevoli che il Brasile giocò al Comunale. Un’uscita attesissima dai tifosi astigiani, e anche dai giornalisti al seguito
che cercavano di verificare lo stato di forma dei Carioca. Come si sarebbe
visto, la nazionale verde-oro durante quei Mondiali, passerà bene il primo turno ma sarà eliminata dall’Argentina negli ottavi di finale.
La prima amichevole di allenamento brasiliani la disputarono contro il
Savigliano con grande rammarico dei dirigenti delle squadra astigiane, in
particolare l’Asti calcio.

Bar e ristoranti chiusi di notte. I giornalisti brasiliani alla Trattoria del Mercato
Le proteste furono molto vivaci e il Brasile promise di giocare altri incontri con le astigiane, cosa che avvenne, prima con l’Astisport e poi con l’Asti, sempre al Comunale.
In città l’attesa folla di tifosi brasiliani non si vide mai. Erano arrivati una dozzina di vincitori di un concorso della Coca Cola che avevano vinto il viaggio per Italia ’90 stappando una bottiglietta fortunata. C’era qualche gruppo semi folcloristico, belle ragazze in cerca di fortuna e poco altro.
I commercianti delusi criticavano la gestione del Comitato Asti ’90 e Rete
9 Tai (l’emittente televisiva locale che aveva garantito una consistente
sponsorizzazione a fronte della concessione dell’esclusiva delle interviste
ai giocatori da cedere poi alle altre reti) minacciò di ritirare la sponsorizzazione per le difficoltà incontrate nei rapporti con lo staff del Brasile.
A mettere un altro po’ di peperoncino sull’evento, arrivarono poi le critiche dei
giocatori – per bocca del capitano Carlos Dunga – verso la “clausura” che sarebbe stata attuata all’Hasta. Ci fu anche la richiesta di un supplemento economico da parte di Giuliano Zonta, gestore della struttura per le sproporzionate richieste “fuori orario” dei giocatori.
La questione del fuso orario era stata sottovalutata. I giornalisti brasiliani
finivano il lavoro di invio degli articoli e delle foto a notte fonda e trovavano la
città chiusa con rare eccezioni. Si distinse la Trattoria del Mercato di Campo del Palio. La titolare Rosalba Faussone la tenne aperta per memorabili “notti brave”, a base di spaghetti, pasta e fagioli e Barbera. I giornalisti apprezzarono e dedicarono pezzi di colore alla simpatica vivandiera.
La città organizzò comunque molte iniziative di accoglienza e di accompagnamento per tutti gli ospiti “forestieri” di quei giorni. Meritano la
citazione le quattro pagine (due in italiano e due in portoghese) dedicate all’evento dal settimanale Gazzettino Corriere Nuovo per quattro uscite
consecutive, lo “speciale” che a quegli avvenimenti dedicò La Nuova Provincia, l’audiocassetta brasilera realizzata da Giorgio Conte per l’occasione, numerosi servizi in lingua portoghese mandati in onda per due settimane da Radio Asti, pagine speciali della Stampa, un pieghevole promozionale in portoghese realizzato dalla “Produttori Moscato d’Asti”, una grande tombola per giornalisti e tifosi, una gita in Monferrato riservata ai giornalisti brasiliani, alcune partite tra giornalisti brasiliani e una rappresentativa del Comitato Asti ’90 (con la presenza allo Stadio di un gruppo di detenuti delle carceri astigiane).
Parte il Brasile e arriva l’Inghilterra per la semifinale a Torino contro la Germania Ovest
Fu anche organizzata una cena al Bar dello Stadio da Beppe Lovisone per
spiegare agli ospiti brasiliani la qualità delle specialità enogastronomiche
piemontesi, lo speciale “Carnaval” organizzato dal Napoli Club a cui i brasiliani non si presentarono, sostituiti però da un gruppo di animosi tifosi scozzesi. Si tenne anche, con scarsa partecipazione va detto, un’iniziativa di Amnesty International sui diritti umani violati in Brasile.
L’avvocato Gianni Trombetta, direttore generale del Comitato Asti ’90 così
ricorda quell’esperienza: «il 1990 è stato per me uno dei momenti più significativi ed indimenticabili del mio percorso calcistico e professionale. Torino era una delle sedi dei gironi eliminatori dei mondiali con testa di
serie il Brasile. Ritenni che Asti non poteva perdere questa opportunità, ed allora mi attivai, sino ad ottenere la città di Asti quale sede prescelta
dai gialloverdi, con il sostegno e supporto dell’allora Sindaco Galvagno
e dell’Assessore allo Sport Aldo Pia. Dopo quella italiana, senza ombra di
dubbio la Nazionale Brasiliana era quella più amata. La città visse e partecipò a questa iniziativa, mentre per il Comitato “Asti 90” fu un periodo di impegno non indifferente, con, tra l’altro, l’installazione di 50 cabine telefoniche, il potenziamento delle linee internazionali, l’assunzione di interpreti e l’organizzazione delle sale stampa».
Il mese del Brasile, con le tante contraddizioni di cui si è detto, ma anche con la consapevolezza che Asti stava vivendo un momento speciale, si concluse, un po’ malinconicamente, il 25 giugno all’indomani dell’eliminazione del Brasile a opera dell’Argentina.
Prima di lasciare Asti la squadra, ricevuta ufficialmente qualche giorno prima in Comune e in Provincia, chiuse la sua permanenza in città con una cena alla Grotta Azzurra dei fratelli Francese. Dunga fece la pace con Zonta e furono donate al Comitato Asti ’90 sei carrozzelle per disabili avute a sua volta in dono da un tifoso benefattore.
Pochi giorni dopo la partenza del Brasile, arriverà all’Hasta Hotel l’Inghilterra che rimarrà a Valle Benedetta solo tre giorni. Qualche timore ci fu in città per un temuto arrivo di hoolingans, ma in realtà non ci fu alcun problema di ordine pubblico. Anzi, la presenza degli inglesi, che giocarono la semifinale di Torino, eliminati ai rigori dalla Germania Ovest che si sarebbe poi aggiudicato il titolo, passò quasi sotto silenzio.
L’abbuffata astigiana di calcio mondiale questa volta era davvero finita.












































