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Fontanafredda la stanza del bambù e uno storico direttore

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Chiedo scusa, anzitutto, se per inoltrare questa lettera ad Astigiani utilizzo l’arcaico mezzo postale anziché la moderna e-mail o altre diavolerie in voga. Venendo all’argomento desidero commentare, fornendo delle integrazioni, l’articolo interessantissimo apparso sulle pagine di Astigiani del n. 29 settembre 2019. Mi riferisco quindi a quanto riportato a pagina 49 nell’articolo dedicato alla figura delle Bela Rosin nel sottotitolo “Cantine storiche e la loro stanza cinese ai Tenimenti di Fontanafredda”. Per incominciare io personalmente, classe 1928, essendo il figlio del primo direttore dell’era “senese”, ho dormito in tutte le camere della Villa, cosi detta reale, dal 1942 al 1954 ma non ricordo che ce ne fosse una di questo stile cinese. Ma la ragione del mio intervento è per rendere omaggio alla memoria di mio padre che mentre era direttore dello stabilimento vinicolo-oleario Mirafiore di Greve in Chianti (dove sono nato) dovette assistere al fallimento della Società che l’aveva assunto nel 1920 e solo grazie all’intervento del curatore fallimentare dottor Ottavio Giriodi di Cuneo ebbe l’incarico di dirigere l’azienda Fontanafredda in attesa della definizione delle operazioni relative al fallimento. Scendendo nel particolare Giuseppe Bressano classe 1896, diplomato enotecnico nell’anno 1914, arruolato in Fanteria con il grado di sottotenente partecipò alla Prima guerra mondiale, fu ferito, contrasse il tifo e gli fu conferita la medaglia di bronzo al v.m. per l’eroico comportamento quale comandante di una compagnia mitraglieri sul Monte S. Marco di Gorizia. Nel 1918 venne congedato con il grado di capitano. Nella vicenda dei Tenimenti di Fontanafredda il compito assegnato a mio padre di avere cura di un “oggetto” sequestrato fu difficile e impegnativo… quando, il 15 luglio 1932 venne registrata e depositata l’immissione in possesso di Monte dei Paschi di Siena con un valore d’inventario, eseguito dal 24 dicembre 1930 al 17 gennaio 1931 di Lire it. 3.739.811,30 ben sapendo che la banca aveva in mente di vendere, si attivò subito per impedire che ciò avvenisse.
Giuseppe Bressano e sotto il figlio Giovanni: entrambi, in periodi successivi, direttori dei tenimenti di Fontanafredda

 

La permanenza a Greve, durante la quale aveva percorso in lungo ed in largo i vigneti del Chianti e diretto una cantina, gli avevano fornito esperienza confortata dalla passione vitivinicola. Va però detto che nonostante le prime resistenze dalla Direzione Generale la sua proposta venne accolta e valutata positivamente dal direttore dell’Ufficio Beni Rustici del Monte, da cui dipendeva Fontanafredda, il prof. Giorgio Garavini dell’Università di Pisa. Mio padre riuscì con insistenza e dati tecnici alla mano a convincere la direzione della banca che Fontanafredda in futuro sarebbe stata un bene, che oltre ad ottimi risultati finanziari, avrebbe contribuito al miglioramento della zona circostante anche sotto il profilo etico ed esistenziale. Non mi dilungo a descrivere quanto fece per far rifiorire il “rudere” enoagricolo in cui l’azienda era stata ridotta (soprattutto dalla fillossera), dal 1932 al 28 ottobre 1954. Mi limito a dire che per lui le settimane lavorative furono ininterrottamente di sette giorni, salvo il giorno di Natale. Diresse l’azienda con il “solo” aiuto della moglie Vittoria e con lei si sostituì, in tutte le decisioni operative alla direzione generale del Monte dei Paschi per più di un anno quando Siena si venne a trovare oltre la famosa linea gotica in Toscana e non c’erano possibilità di contatti. Nel citato articolo di pagina 49 di Astigiani si legge: «…la banca toscana gestì l’azienda per decenni fino a quando Fontanafredda entrò nel 2009 nella galassia di Oscar Farinetti». Leggendo questa dichiarazione ho pensato che fosse giusto dire qualcosa in merito all’accaduto in quei decenni per onorare la memoria di una persona che ha amato Fontanafredda e che mi ha insegnato a farlo dal primo giorno in cui mi portò bambino in azienda fino al 30 settembre 1993, anno del mio pensionamento dopo trentotto anni di servizio proprio a Fontanafredda, come mio padre.
Giovanni Bressano, Alba
Il nostro abbonato, Giovanni Bressano, presidente emerito della Famija Albeisa, ha ragione. Non esiste una specifica “stanza cinese” nella villa reale frequentata dalla Bela Rosin. Esiste invece la stanza del bambù con motivi orientaleggianti e a quella si voleva riferire il servizio da noi pubblicato nel settembre scorso. Lo ringraziamo per la memoria che ha voluto aggiungere sulla figura del padre Giuseppe, storico direttore dei Tenimenti di Fontanafredda e lo invitiamo a continuare a leggerci con l’affetto e l’attenzione che ci dimostra.
Sergio Miravalle

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

La Redazione di Astigiani
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