martedì 10 Marzo, 2026
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1936-2020
Statistiche

Persi in un anno duemila residenti

Il covid accelera la tendenza allo spopolamento dell'astigiano
Non solo sono numeri. I dati anagrafici raccolti da astigiani tra i 118 comuni della provincia di Asti fotografano un territorio che nel 2020 è stato segnato dalla pandemia, con un record di morti. Ma sono mancate anche le nascite e la popolazione invecchia sempre più. Dati che dovrebbero allarmare la politica, ma che paiono non sollevare particolari dibattiti. Invece dovrebbero preoccupare e molto. La curva demografica dell’astigiano racconta il passato ma permette di intuire anche il futuro. Se non si investirà in servizi i piccoli paesi sono destinati all’estinzione. Andrà bene ai cinghiali non agli astigiani del futuro.

Culle vuote e troppe bare

Un allarme sociale

 

Immaginatevi un paese intero, come Incisa Scapaccino, che svanisce. Oltre
duemila abitanti persi nella voragine di questo “inverno demografico” che
l’epidemia di Covid ha aggravato e reso ancora più evidente.

L’emergenza spopolamento dovrebbe essere al centro del dibattito politico
amministrativo, ma così non appare. Il rischio reale è che nel giro di qualche
decennio il paesaggio sociale astigiano sia profondamente stravolto dalla mancanza di abitanti e quelli che resteranno, saranno soprattutto anziani.

La raccolta dei dati compiuta da Astigiani, interpellando tutti i 118 Comuni della Provincia fa emergere che nel 2020 si sono persi 2291 residenti, facendo scendere il totale dai 231.587 di fine ’19 ai 211.296 della fine del 2020 “annus horribilis” e non solo per la demografia. In termini percentuali
significa un calo di oltre l’1% in un solo anno.

Come si è arrivati a questo risultato anagrafico? In sintesi brutale tutto questo è il frutto della tendenza “culle vuote e bare piene” che già da anni pervade l’Astigiano e in generale tutto il Piemonte e l’Italia intera.

Come si è detto il Covid ha aggravato questa tendenza soprattutto sul dato
della mortalità che nel 2020 è arrivata a 3565 decessi, in crescita rispetto all’anno precedente quando si fermò sulla soglia dei tremila morti (2951). In un anno la provincia di Asti ha dunque pianto 614 morti in più. L’epidemia di
Covid si è dimostrata letale, soprattutto per i più anziani.

Secondo i dati registrati al 31/12 sono 497 i decessi ascrivibili al Covid. La pandemia ha abbassato anche le aspettative di vita, dopo 17 anni di costante crescita. Secondo l’Istat gli abitanti della provincia di Asti hanno perso in aspettativa di vita 1,7 anni (femmine) e 1,4 (maschi) attestandosi sulla media 83,1 anni per le donne e 78,8 anni per gli uomini.

Il pesante dato dei decessi non è compensato dalle nascite. Il saldo naturale
resta pesantemente negativo (-2304). Sono lontani i decenni del baby boom
degli anni Cinquanta e Sessanta, quando il tasso di natalità era molto alto.
E’ anche stato smentito chi pensava che il forzato isolamene casalingo della
scorsa primavera avrebbe avuto come unico risultato positivo un risveglio degli amori e quindi, nove mesi dopo, anche delle nascite. In Asti e provincia i neonati registrati lo scorso anno sono stati 1261 con un leggero calo sull’anno prima quando furono 1358.

La crescita della popolazione residente negli anni scorsi era dovuta soprattutto ai nuovi flussi migratori dall’estero. Ma anche in questo caso il
fenomeno si è fermato con meno arrivi e relative iscrizioni alle anagrafi (7248 in tutto il 2020 a fronte dei 7708 del ’19). A questi dati vanno sottratte le
“emigrazioni” che hanno fatto cambiare residenza a 6974 cittadini nel 2020
rispetto ai 7480 del ’19.

Va detto che il dato anagrafico non corrisponde quasi mai alla reale presenza di popolazione di origine straniera che vive sul territorio. Oltre agli irregolari ci sono numerosi casi di residenza “non spostata”.

I dati ufficiali testimoniano che il numero di residenti di origine straniera
è sostanzialmente stabile: 22.802 nel ‘19, scesi a 22.713 con una percentuale
provinciale di poco superiore al 10%.

I Comuni con meno di 500 abitanti sono 43 su 118

 

L’Astigiano, più di altri territori, soffre della polverizzazione comunale. Su 118
municipi sono 43 quelli che contano meno di 500 abitanti. E’ come se in un
solo complesso condominiale di Torino o Milano ci fosse da eleggere un sindaco e un Consiglio comunale, con qualche impiegato, un messo, uffici ecc.
Un paradosso che non è stato intaccato dalle norme a favore degli accorpamenti.

In questi decenni l’Astigiano ha visto una sola aggregazione tra Comuni: Colcavagno e Scandeluzza e Montiglio hanno fatto nascere Montiglio Monferrato che ora conta 1573 abitanti. Le Unioni collinari pensate per arrivare anche ad una razionalizzazione delle risorse amministrative spesso languono, lacerate da contrasti campanilistici e con confini a volte incomprensibili. Risultato: i piccoli Comuni stanno perdendo servizi essenziali
(uffici postali, presidi sanitari, stazioni dei carabinieri, negozi ecc). Diventano così meno attrattivi rispetto a chi potrebbe decidere di venirci ad abitare, conquistati dal paesaggio, dalla salubrità dell’aria e costi immobiliari inferiori.

Ma tutto questo non avviene, tranne qualche eccezione, proprio nell’anno in cui il virus ha indotto molti a riscoprire le qualità della vita in campagna lontana dai grandi agglomerati urbani dove la pandemia si diffonde in
maniera più devastante. Come invertire la tendenza? Mussolini a suo tempo sferzava i podestà affinché la natalità fosse alta e nascessero “i Balilla di domani”. Altri tempi e altri scopi.

Dalla nascita della Provincia di Asti nel 1935 la popolazione dal punto di vista
demografico è andata scemando. Nel 1936 i residenti risultavano essere
245.764, quasi 35 mila più di oggi. Quasi tutti i comuni , allora ad economia
rurale e abitati da famiglie numerose hanno perso, a volte dimezzato, rispetto ad oggi i residenti.

Poche le eccezioni. Risultano più abitanti rispetto agli anni Trenta solo ad Asti,
Baldichieri, Buttigliera, Canelli, Cantarana, Cellarengo, Nizza Monferrato, San Paolo Solbrito, Valfenera, Villafranca, Villanova.

Un elenco che conferma la crescita della città di Asti, che ha raggiunto il culmine nel 1976 con la tumultuosa ondata migratoria dal Sud, quando la popolazione salì a quota 80 mila. Da allora anche Asti, che si era dotata di un piano regolatore da centomila abitanti, ha cominciato a ridiscendere. L’altra area di crescita è il Nord Ovest della provincia che risente della vicinanza con Torino e di fatto è diventata una terza cintura del capoluogo regionale.

Ma ora che l’industria non attira più manodopera c’è da domandarsi quale
sviluppo avrà anche questa porzione di territorio? E più in generale, con una fotografia anagrafica come questa, che cosa riserva il futuro alla nostra terra?

Andamento popolazione residente
Il grafico mostra l’andamento della popolazione
residente in Provincia di Asti (dal 1936 in blu)
In rosso la serie storica dei residenti nel Comune
di Asti. Quota 80 mila è stata toccata nel 1976
I flussi migratori sono in calo sia in entrata che in uscita
Il dato anagrafico racchiude nel termine immigrato le nuove iscrizioni alle anagrafi comunali che possono essere di cittadini provenienti da altri Comuni italiani, da nazioni dell’Unione Europea e da Paesi extracomunitari. Il dato sull’immigrazione va quindi letto come capacità di un territorio di attirare nuovi residenti. In questo senso il flusso di immigrazione in provincia di Asti ha subito calo: nel 2019 si contati 7748 nuovi iscritti
alle anagrafi contro i 7177 del 2020 con una differenza in negativo di – 571 persone. Anche il dato dell’emigrazione, cioè di coloro che sono andati altrove in Italia o all’estero o sono
stati dichiarati irreperibili è in calo: nel 2019 si contavano 7578 nuovi iscritti o con una differenza negativa di -604 rispetto ai 6974 del 2020.
Comuni con più alta percentuale residenti stranieri: Montabone: 23,7 %, Fontanile: 22,9%, Baldichieri: 21,9%, Capriglio: 21,8 %, Settime: 20,4 %
Comuni con più bassa percentuale residenti stranieri: Azzano: 3,1%, Vinchio: 3,8%, Soglio: 3,8%, Revigliasco: 4%, Mongardino : 4,1%
MEDIA PROVINCIALE 10,8%
Tutti in casa, ma niente boom di nascite In 16 Comuni la cicogna non è volata
Smentendo chi immaginava un boom di nascite a fine anno, favorite delle lunghe permanenze casalinghe nei mesi della quarantena, secondo i dati delle anagrafi l’anno scorso le culle si sono animate in soli 1261 casi con un lieve calo rispetto ai 1358 fiocchi rosa e azzurri dell’anno prima. Sono state 97 le registrazioni di nascite in meno in Asti e provincia a conferma di un trend negativo che dura da anni.
Sono 16 i comuni in cui la cicogna non è mai volata nel 2020: Bruno, Bubbio, Celle Enomondo, Cinaglio, Cortanze, Fontanile, Maranzana, Mombaldone, Montaldo Scarampi, Moransengo, Pino d’Asti, Quaranti, Roatto, San Giorgio Scarampi, Serole, Tonengo.
Un 2020 con pochi fiori d’arancio Dimezzati i matrimoni
Il 2020 con le sue restrizioni e il divieto di assembramenti e di cerimonie ha frenato anche i matrimoni.
Il loro numero in tutta la provincia si è quasi dimezzato nell’arco dell’ anno. Nel 2020 sono stati registrati ad Asti e provincia solo 585 matrimoni rispetto ai 1090 del 2019, 505 in meno.
La stragrande maggioranza è stato celebrato con rito civile e molti sono i doppi sì stranieri per i ricongiungimenti familiari o con uno dei coniugi di origine straniera I fiori d’arancio non sono sbocciati in 24 comuni: Agliano Terme, Camerano Casasco, Capriglio, Castelletto Molina, Castelnuovo Calcea, Cinaglio, Cortiglione d’Asti, Frinco, Montaldo Scarampi, Moransengo, Piea, Quaranti, Robella, San Giorgio Scarampi, San Paolo Solbrito, Serole, Sessame, Settime, Soglio, Tonengo, Vaglio Serra, Viale, Viarigi, Vinchio.
Piccoli aumenti della popolazione in soli 25 Comuni su 118
La maggior parte dei 118 Comuni dell’Astigiano ha visto la popolazione diminuire tra il 2019 e il 2020. Il saldo naturale (differenza tra nati e morti è ovunque negativo) e anche la differenza anagrafica tra immigrati ed emigrati non compensa il calo. Sono 87 i Comuni che registrano una diminuzione di residenti a fine 2020 rispetto al 2019 e sono invece 25 quelli con un dato in aumento e 6 che contano un numero invariato di residenti a distanza di un anno.
Ecco i comuni che hanno incrementato la popolazione tra il 2019 e la fine del 2020, anche se di poche unità, frutto spesso di nuove residenze di abitanti provenienti dalle grandi città.
Antignano, Aramengo, Berzano San Pietro, Bubbio, Buttigliera, Cantarana, Capriglio, Cellarengo, Cerreto, Cerro Tanaro, Cortandone, Maretto, Mombaldone, Mombercelli, Montabone, Montegrosso, Passerano Marmorito, Robella, Rocca d’Arazzo, Rocchetta Palafea, Settime, Soglio, Vaglio Serra, Vesime, Viale.
Comuni senza variazioni di residenti tra il 2019 e il 2020 Azzano, Castelletto Molina, Cessole, Cortazzone, Loazzolo, Tigliole.

La caccia al tesoro dei dati

 

Per raccogliere i dati delle tabelle che sono pubblicate in queste pagine è stata necessaria una faticosa e tenace “caccia al tesoro” che Astigiani ha compiuto telefonando e mandando mail in tutti i 118 Comuni della Provincia.

Francesco Migliore ha inseguito sindaci e impiegati (li ringraziamo per la collaborazione) per raccogliere l’andamento demografico di ogni singolo Comune e confrontarlo con gli anni precedenti.

Le cifre non sono suddivise tra maschi e femmine (che comunque prevalgono nella maggior parte dei casi) e il dato sulla popolazione di origine straniera comprende sia i cittadini dell’Unione europea che gli extra comunitari.

 

Visto su Astigiani

 

La crescita di una città di Alessandro Sacco, n°4 maggio 2013.

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Sergio Miravalle
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Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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