Patrizia – Signora Francesca, vi ringrazio per il tempo che mi dedicate… con tutto quello che avrete da fare qui in casa…
Francesca – (levandosi il grembiule e sedendosi) Macché “signora”, dai, dai,
facciamola corta e diamoci del tu. Che poi siamo quasi compaesane. To’, versati un bicchiere di orzata. La faccio io, sai, con le nostre mandorle.
Patrizia – Volentieri! Che bontà… Vado al punto. Tu sei la terza moglie di Giuseppe Garibaldi. La terza! E ci sono quarant’anni di differenza d’età tra te e tuo marito. Quaranta! Insomma, ce n’è già abbastanza perché i maligni se la ridano, e dicano che l’amore non c’entra… ma piuttosto l’interesse…
Francesca – A parte il fatto che a me di cosa dice la gente non mi è mai importato niente. Ma poi non ho capito te chi sei, una giornalista? Come quella Speranza von Schwartz che girava tanto intorno al Generale? Aah quello sì, che era amore… le interessavano le Memorie di Garibaldi, da farci un libro, altroché…
Patrizia – No no, io sono un’umile teatrante. Un’attrice.
Francesca – Un’attrice? Ah, brava… sai che un po’ di tempo fa eran venuti degli attori, qui alla Maddalena. Ci ho portato anche i bambini, al teatro che facevano… primo tempo San Giovanni Decollato, secondo tempo La Giuditta. Povre masnà, quando han visto tutte quelle teste mozzate, si son messi a piangere… Ma comunque, gli attori eran bravi. Pensa che ci ho regalato alle attrici due vestiti che mi aveva dato una signora inglese… due tolette da festa, coi pizzi, i fiocchi e il tulle… figurati se io le metto! Ad andare dove, poi, nell’orto? Ah ah… Anzi, ce n’ho ancora una… se ti piace, te la regalo. Che voi del teatro non ne vedete tanti, di soldi, neh?

Patrizia – Ehm, insomma… cerchiamo di fare del nostro meglio per…
Francesca – Dami da ment: sposati e impara a coltivare la terra, piuttosto! Con rispetto per i tuoi teatri, per carità, ma la famiglia viene prima di tutto! Ecco, appunto, te mi chiedevi prima se mi son sposata per interesse. Capo primo, son arrivata qui chiamata da altri, per fare la balia per la figlia Teresita, non è che me lo son cercato. Ero una povera ragazza sola con già una figlia da tirar su, che il padre non ne aveva voluto sapere…
Patrizia – Ecco, appunto… qualcuno potrebbe dire che per sistemarti…
Francesca – Ma lasciami dire! Quando il Generale mi ha conosciuta, che aveva già 58 anni, non dico di non essergli piaciuta, si capisce. Ma anche lui mi è piaciuto tanto. Perché cara mia, lui poteva anche “farsi i suoi comodi”, con licenza parlando, e poi, svezzato il bambino di Teresita, rispedirmi ad Asti, no? Cosa credi, che non ne avesse, di donne disponibili? Anche ricche e nobili, e più belle di me, che ci va poco…

Patrizia – Non dire così…
Francesca – Che mi importa, la bellezza non è tutto. E anche Garibaldi, dopo tutta una vita di scorribande… la pensa così. Volersi bene e aiutarsi, questo conta. Ma sai che è stato il Generale a mostrarmi a leggere e scrivere? Oh già! E non è voler bene, questo? E così adesso, che lui c’ha l’artrite che non gli fa usare più bene le mani, lo aiuto a scrivere le sue lettere. Vorrei proprio vedere una di quelle gran dame che gli facevano il filo… se si adatterebbero a vivere qui! Scappano dopo una settimana! Vicino a Garibaldi ci vuole una contadina come me, che non ha paura di rovinarsi le unghie, la carnagione…
Patrizia – Ma insomma, Garibaldi è un eroe nazionale, un deputato… questo
non gli ha permesso di garantirsi una vecchiaia tranquilla? Con qualche agio?
Francesca – A lui di soldi attaccati alle mani non gliene sono mai rimasti. È
fatto così, non gli interessa avere più del necessario. ‘Sta casa se l’è tirata su lui. Per mangiare, facciamo quasi tutto quel che ci serve qui nel podere: frutta, verdura, uova, miele, formaggio. Peschiamo dal mare. Per vestire, se ha tre camicie, una la regala, dice che due bastano: «una addosso e una al fosso!». Generoso con tutti… con la paga del libro I Mille ha fatto la dote a una ragazza povera… Capito? Sfido qualunque donna a fare la vita che faccio io… col Generale che oltretutto è sempre più infermo in carrozzella, per causa dell’artrite… lo fa tanto patire. Io lo devo aiutare a far tutto, e cerco di non fargli pesare, ma lui a volte è così mortificato… Fortuna che ci sono i nostri figli, a tirargli su il morale. Son la luce dei suoi occhi. (commossa) Un papà più affettuoso non esiste. Ci gioca, ci insegna di tutto, ci scherza… una pazienza! A me ogni tanto uno scappellotto scappa, ma lui, per carità! Son gioielli, non vuole che nessuno glieli tocchi. (mostra la fede al dito) A gennaio ci siamo sposati, finalmente. Si è dannato vent’anni, per avere l’annullamento del matrimonio con quella marchesina Raimondi. Adesso dice che può morire tranquillo, perché ha dato riconoscimento a me e ai nostri figli. Per carità, io ‘sti discorsi non li voglio sentire… la vita è faticosa, ma Dio me lo conservi a lungo, che senza di lui… non so. Non son niente. (si schermisce) Oh, adesso basta, che di aria alla lingua ne abbiamo già data. Ti fermi a cena, attrice?
Faccio il ciurasco all’argentina, come mi ha insegnato il Generale… se ti accontenti…
Fonti
Il testo teatrale di Luciano Nattino Francesca e l’Eroe
La terza moglie di Garibaldi racconta e si racconta e Mio Padre. Ricordi di Clelia Garibaldi, Erasmo Editore, Livorno 2007











































