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La meteora del ciclismo che sognava di sfidare Merckx e Gimondi

Campione regionale nel 1969, Luigi Sacchetto morì folgorato a vent’anni

Poteva diventare un campione del ciclismo. Aveva gambe, cuore e passione, ma il destino non gli è stato benigno. Al suo traguardo finale è arrivato che aveva meno di vent’anni. Di Luigi Sacchetto resta un nome nel ricordo degli appassionati di allora e un sentiero ciclabile che lo ricorda nella sua San Damiano. Luigi vi era nato, in frazione Torrazzo, l’8 dicembre 1951. Famiglia di agricoltori, scuola frequentata fino alla terza media guardando già al lavoro e soprattutto pedalando con Carlo, il fratello maggiore, che praticava il ciclismo amatoriale giovanile con buoni risultati. Luigi lo segue e va anche lui, naturalmente in bicicletta, ad aspettarlo sotto lo striscione dell’arrivo. Quel ragazzino che incita il fratello è notato da talent scout del ciclismo astigiano sempre a caccia di nuovi talenti da mettere in sella. Viene tesserato come “esordiente” dalla società ciclistica Libertas di Asti, guidata da Felice Pessina, barbiere alla Torretta con il ciclismo nel sangue. Alle prime corse il ragazzo di San Damiano partecipa con biciclette prese in prestito, raccattate all’ultimo, ma con l’adrenalina che pompa nelle vene. Luigi vuole correre e vincere. 

 

Sacchetto con i compagni di squadra della Barbero di Canale

 

Luigi Sacchetto in corsa

 

A 15 anni, negli anni 1966 e 1967, si fa già notare. Nella stagione 1968, con il passaggio nella categoria superiore, il giovane Sacchetto trova anche un società sportiva più strutturata. I fratelli Emilio e Bruno Barbero, titolari della società Barbero di Canale d’Alba sono appassionati di ciclismo e sponsorizzano un Gruppo sportivo con lo slogan “Arrivano i piemontesi”, lo stesso che ha portato al successo commerciale un loro aperitivo, il Diesis. Emilio Barbero, che guiderà anche il Consorzio di tutela dell’Asti spumante, è il presidente del Gruppo sportivo, mentre l’astigiano Luciano Cerrato ne è il vice, con tutta la sua carica di passione e competenza. Emilio Gherlone e Giacomo Toso, detto “Mino”, anch’egli sandamianese, sono i direttori sportivi responsabili tecnici della formazione. Nel 1969 diventa campione regionale con una fuga di 120 chilometri. Il giovane Sacchetto cresce e diventa l’elemento di punta della giovane squadra con 12 vittorie in un anno e nel 1969 vince il titolo di Campione regionale. Le cronache lo ricordano arrivare da solo al traguardo di Fontanile dopo una fuga solitaria di 120 chilometri. Nello stesso anno fa parte del quartetto che vince il Campionato regionale a cronometro a squadre, a Lignana (Vercelli) e il Gran premio Magnadyne a Cadorago (Como). Gli organizzatori, sponsorizzati dall’industria di radio e giradischi, invitano la squadra Barbero e Sacchetto (Campione piemontese) concedendo, per la partecipazione, un rimborso spese di 90 mila lire. Sono probabilmente i primi soldi che il giovane corridore porta a casa per una vittoria. Immaginiamo la sua soddisfazione. Il ciclista sandamianese aveva dichiarato, alla vigilia della gara, di voler “dare battaglia”. In corsa spinge sui pedali e porta la squadra a vincere con un distacco di 12 secondi. Il suo nome comincia a emergere. 

 

Sacchetto festeggiato all’arrivo di una gara

 

Nel 1970 i lettori del settimanale Gazzetta d’Alba votano Luigi Sacchetto come “Atleta dell’anno” nella categoria ciclismo, accanto a grandi nomi dello sport piemontese come Felice Bertola per il pallone elastico. Passa dalla terza alla seconda serie e poi alla prima e c’è chi prevede per lui un futuro da professionista negli anni dominati da campioni stellari come Eddy Merckx con l’eterno rivale Felice Gimondi, ma anche da personaggi come Vittorio Adorni e Franco Bitossi. Luigi li ammira e ne segue le imprese sui giornali. Il 1971 è l’anno del servizio militare. La giovane recluta di San Damiano viene destinata come artigliere a Savigliano, nell’attesa di entrare a far parte della Compagnia atleti dell’Esercito. Ma il destino fa il suo corso. Luigi Sacchetto muore a 19 anni, il 15 settembre 1971. È vittima di un incidente assurdo mentre è andato a trovare i nonni materni, in località San Grato, a Valpone di Canale d’Alba. È in corso un cantiere edile e viene usata una betoniera alimentata elettricamente e, probabilmente, non correttamente collegata e isolata. Nell’aiutare i muratori nel suo spostamento, si stacca un filo elettrico e Luigi riceve una scarica mortale. Altri due sono sbalzati dalla scossa ma si salvano. Per il giovane ogni soccorso risulterà inutile. Su La Stampa il corrispondente da Asti Vittorio Marchisio pubblica la cronaca del mortale incidente e ricorda le vittorie ciclistiche della vittima.

 

L’articolo de La Stampa del 16 settembre 1971 in cui è riportata la notizia della sua tragica scomparsa

San Damiano lo ricorda con un percorso ciclabile

 

Altri fogli sportivi legati al mondo del ciclismo tratteggiano un ritratto commosso del campioncino che ha finito troppo presto la sua corsa.  Sono passati più di 40 anni e il Comune di San Damiano d’Asti nel 2015 ha intitolato a quel giovane atleta un percorso ciclabile, su strade sterrate e non, che attraversa tutte le frazioni e forma una sorta di anello attorno al centro. L’itinerario, percorribile con mountain bike, a cavallo, di corsa o a piedi, è lungo 22 chilometri, e la sua traccia si trova sul sito www.sandamianoda.it. Chi lo percorre dovrebbe sapere chi era e poteva diventare la meteora chiamata Luigi Sacchetto.  

Le Schede

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Francesca Gerbi
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