sabato 14 Marzo, 2026
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Alessandro Sacco

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Classe 1979, è diventato giornalista pubblicista nel 2001 collaborando con le riviste Pc Magazine e Computer Idea. Si è occupato di Palio e sport per il Corriere dell’Astigiano, di volley su Tuttosport e di enogastronomia su Barolo&Co. Prima di laurearsi in informatica ha tenuto corsi di computer in varie scuole e dopo ha lavorato come informatico in un’azienda metalmeccanica. Oggi segue la comunicazione di un’azienda astigiana.

La crescita di una città

Per qualche urbanista Asti doveva diventare una città di oltre centomila abitanti, ma non raggiunse mai quella soglia. Questo è il racconto dello sviluppo demografico della città con le sue contraddizioni. Dalla fine della seconda guerra mondiale la rinascita: la popolazione astigiana è pian piano aumentata fino ad arrivare al picco di 80.020 abitanti nel 1976. Tra i fattori il maggior benessere con il conseguente aumento del numero delle nascite, ma anche i flussi migratori da varie regioni italiane per le disponibilità di posti di lavoro. Sono nati nuovi quartieri. Poi sono venuti gli anni della crisi che non ha frenato le significative immigrazioni dall’estero. E il numero dei residenti della città è tornato nuovamente a crescere.

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Il 1935 è un anno importante per la vita astigiana. Dopo un lungo e tormentato iter quell’anno, a marzo, viene conferito alla città il titolo di capoluogo di provincia e si crea il nuovo ente ritagliato sulla carta amministrativa del Piemonte tra le province di Alessandria e Torino, senza intaccare i confini di quella di Cuneo, forte del veto di Casa Savoia “La Granda non si tocca” . Da Castelnuovo Don Bosco a Serole, Asti ha così la sua Provincia che, i più fantasiosi indicarono a forma di grappolo d’uva.