lunedì 28 Novembre, 2022
HomeNovecento e altroQuel biondino diventerà un campione. Gli anni astigiani di Antognoni
NOVECENTO

Quel biondino diventerà un campione. Gli anni astigiani di Antognoni

1969-1972
Da un accordo con il Torino Calcio, nell’estate 1969 arriva all’Astimacobi del presidente Cavallo un promettente ragazzino di 15 anni che giocava nella Juventina di Perugia. Giancarlo Antognoni non ha solo impressionato sui campi da calcio, ma quei capelli biondi e la fossetta sul mento hanno lasciato il segno, mai cancellato, tra le studentesse astigiane. Studia, prima al convitto Don Bosco poi al Giobert, e intanto dimostra la stoffa del campione. Nell’estate 1971 Nanni Tosetti e Gep Cavagnero, mister e accompagnatore del vivaio astigiano, bloccano con un escamotage la cessione al Toro e lo convincono a restare ancora un anno ad Asti. L’Astimacobi vincerà il campionato italiano “Berretti” con un suo gol in finale. Dopo quattro stagioni ad Asti, sarà Liedholm a volerlo alla Fiorentina, in serie A, viatico per arrivare al Mundial vinto con gli Azzurri in Spagna nel 1982. Ma il legame tra il campione e Asti è rimasto saldo.

Gli esordi astigiani di Giancarlo Antognoni, ingaggiato dalla Macobi di Cavallo

 

Ci vorrebbero quei due per raccontare questa storia. Il Nanni e il Gep. Nanni Tosetti e Gep Cavagnero, il mister e l’accompagnatore delle squadre giovanili dell’Astimacobi. Sono loro a suggerire al presidente Bruno Cavallo, industriale delle camicie, di ingaggiare quel ragazzino sottile nato il primo aprile 1954, ma non è uno scherzo, che gioca a testa alta e lancia preciso a trenta metri. Sono ancora loro a intervenire affinché non sia frettolosamente ceduto al Torino e passi invece, l’estate successiva, alla Fiorentina di Nils Liedholm, lo svedese che guarda caso metterà radici a Cuccaro nel Monferrato. Sono il Nanni e il Gep a segnare il destino calcistico di Gianfranco Antognoni. Estate 1969. Cavallo, che fa parte del Consiglio direttivo del Torino calcio, annuncia alla stampa locale di aver concluso un accordo con il presidente della società granata Orfeo Pianelli per stabilire ad Asti una specie di succursale torinista. Scrive il cronista della Nuova Provincia, Gianni Sartoris: «D’ora in avanti, per tre anni, la società granata, invece di disperdere per la penisola i giovani bisognosi di esperienza, li concentrerà nel Macobi Asti, per meglio seguirli e valorizzarli […] I giocatori alloggeranno all’ultimo piano dell’Hotel Salera».

 

Era destinato al Torino ma incontrò sulla sua strada calcistica il Nanni e il Gep

 

I giornali cominciano a seguire con più attenzione le squadre giovanili. La juniores vince il Trofeo Berta a Torino e batte in campionato la Juventus per 3-1: ci sono tra gli altri Mauro Marengo, Aldo Bausola, Mingo Pasquale, Toto Ingrasci e Maurizio Zanutto. E naturalmente, accanto a loro, il Nanni e il Gep, i soli a resistere nell’incessante valzer di tecnici orchestrato da Cavallo. Sono i soli a conservare la fiducia di quest’uomo mai troppo amato dagli astigiani, che lo accusano di badare solo ai propri interessi e di volersi fare pubblicità per la sua azienda, la camiceria di via Arò sorta nel ’61 e che in quegli anni licenzia circa un terzo delle duecento operaie che vi lavorano. Paiono esagerati certi tratti un po’ megalomani: per dire, sul distintivo dell’Astimacobi, da portare all’occhiello della giacca, campeggia su sfondo granata la testa di un cavallo bianco. Però negli anni seguenti sull’album Panini saranno numerose le schede biografiche dei giocatori a iniziare con la notazione «cresciuto nell’Astimacobi». E al mare, quando dirò che sono di Asti, tutti i bambini appassionati di calcio risponderanno: «Ah sì, Astimacòbi» (con l’accento sulla o, mentre da noi si pronunciava con l’accento sulla i finale, così come intonavano i cori dei tifosi al Comunale). Nell’ottobre del ’69 La Nuova Provincia riporta che a Casale, nella partita vinta dagli allievi, «…particolarmente in mostra si è messo Antognoni, giovane proveniente da Perugia, considerato già da ora una promessa». È la prima volta che si parla di lui. Giancarlo era arrivato qualche mese prima, quando non aveva ancora compiuto quindici anni. Il presidente della squadra in cui giocava fin da bambino, la Juventina di Perugia, lo porta a provare al Toro insieme a Moreno Bottausci, un forte mediano di un anno più grande: è lui il pezzo forte. Lo staff tecnico granata non rimane particolarmente colpito e i due non sono ammessi alla scuola del Filadelfia. Li si propone come ripiego alla Macobi. Nell’autobiografia Io, Giancarlo Antognoni, pubblicata nel 1983 nella collana “I grandi del calcio raccontano”, Bonechi Editore, Giancarlo racconta così il suo provino ad Asti: «Partimmo e scendemmo dal treno molte ore dopo. Ci dettero appena il tempo di cambiarci: ci misero subito a giocare in una mista di ragazzi. Andò bene. Venni preso. Costai tre milioni e mezzo. Il primo passo era fatto». Quel giorno a bordo campo c’erano Cavallo, il Nanni e il Gep. Piace Bottausci, centrocampista di lotta e di governo che non avrà fortuna; ma per Antognoni è amore a prima vista. È uno scricciolo, ma sembra nato con la palla nei piedi, e infatti non ha bisogno di guardarla, la “sente”. È già, come scriverà il grande giornalista di Tuttosport Vladimiro Caminiti, «il ragazzo che gioca guardando le stelle». I due umbri arrivano ad Asti accompagnati dai genitori. Ricorda ancora Antognoni: «Non fu facile trasferirsi ad Asti. Ero ancora un mammone, legatissimo alla famiglia, a mia madre. Anche i miei genitori erano preoccupati. Uscivo per la prima volta di casa, sparivo nelle nebbie astigiane…». Così ci vedevano da Perugia. La città è molto diversa da quella di oggi. Il centro storico cade a pezzi e ci vivono i meridionali, mentre la classe operaia abita nei quartieri intorno alle grandi fabbriche della Way Assauto e dell’Avir e i borghesi, o aspiranti tali, si trasferiscono nei condomini sorti come funghi lungo le vie Gluck della nostra infanzia: via Petrarca, via Brovardi, il tratto finale di corso Dante. C’è una caserma piena di soldati. Non ci sono isole pedonali, piazza San Secondo è un parcheggio e la vita sociale si svolge sotto i portici di piazza Alfieri, all’“angolo dei fessi” davanti al Cocchi, e lungo corso Alfieri fino all’UPIM: il primo grande supermercato, dove i ragazzi dell’Astimacobi trascorrono buona parte del tempo libero attratti dalle 75 commesse, tutte giovani e carine. Si va in “giostra” sulla scala mobile, l’unica allora esistente in tutto l’Astigiano. Dopo il primo anno al Salera, gli aspiranti campioni sono trasferiti nel più economico albergo ristorante “Da Carlo”, in corso Alfieri 125, dove alloggiano anche i cestisti della Saclà. Basta attraversare la strada per raggiungere la discoteca “Caline club”: ogni tanto qualcuno ci prova, rischiando una forte multa perché tra i compiti del Gep c’è anche quello di passare tutte le sere a controllare che i ragazzi siano in camera. Antognoni c’è sempre. Sono giovani lontani da casa, bisogna stare loro vicino. Giancarlo è il più piccolo e il più malinconico. La presenza del Nanni e del Gep è fondamentale: due vecchie glorie del calcio astigiano, il primo goleador del grande Canelli degli anni Cinquanta, il secondo mezzala di quell’Asti che nel ’46 sfiorò la serie B (vedi Astigiani numero 5 pagina 47 ndr). Due uomini brillanti, tra le voci più ascoltate nelle infinite discussioni calcistiche che si svolgono tutte le sere al Cocchi. Curano la nostalgia di casa dei loro ragazzi portandoli dopo gli allenamenti a fare merenda a Valmanera, pane e salame, o a mangiare i pesci a Tanaro, dal Moro. Sono molti gli astigiani che conservano un’immagine di Antognoni. Qualcuno lo ricorda tra i banchi della scuola del Collegio Salesiano Don Bosco, intento a conseguire svogliatamente la licenza di terza media. Poi passò al Giobert, tra i geometri, molto ammirato dalle future ragioniere per i capelli biondi e quella fossetta sul mento che rendeva caratteristico quel viso da ragazzino. Sui muri dell’istituto, tra le scritte della contestazione studentesca, apparve anche un invocante «Antognoni sei bellissimo» e si favoleggiava nelle classi di innamoramenti repentini, che oggi varrebbero altrettanti “mi piace” su Facebook.  Massimo Burroni, suo compagno di classe e oggi architetto, lo ricorda come “un ragazzo semplice che non si era montato la testa”. C’è chi sostiene di aver visto nella sua camera d’albergo un pallone appeso con una corda al soffitto, davanti a uno specchio, che gli permetteva di perfezionare l’arte del palleggio. È rimasto nella memoria un episodio curioso: a un certo punto qualcuno nello staff tecnico, lamentando il fatto che Antognoni usi prevalentemente il destro, progetta un marchingegno per costringerlo in allenamento a calciare di sinistro, una specie di zavorra da legargli al piede destro. Il Nanni si ribella: l’allenamento serve per migliorare le capacità che il giocatore ha ricevuto dalla natura, non per costringerlo a imparare cose che non sa fare. 

 

Il campioncino si iscrive al Giobert e se ne innamorano tutte le ragioniere

 

Altri lo ricordano corteggiato e conquistato da una ragazza più intraprendente di lui, ancora piuttosto inesperto nel settore. Alla ragazza di allora, oggi commerciante in città, brillano ancora gli occhi quando parla di “Gisto”, il soprannome che nacque da una sua attenuata e ripetuta imprecazione dopo i tiri sbagliati al biliardo del Salera: «Gisto!» per non dire «Cristo!», così come si diceva «porco zio» o «puttana maiella». Ricorda, la ragazza, che Giancarlo non era poi così timido: ma l’unica cosa che gli interessasse davvero era il calcio.

 

La fidanzata astigiana e le partite a biliardo di “Gisto”

 

Antognoni gioca con gli allievi, la juniores e la Berretti, gli allenatori se lo contendono per le partite più importanti. Nel resoconto di un Macobi-Aosta juniores del marzo 1970, il cronista lo definisce «il Rivera della Macobi». E il 7 febbraio del ’71, a sedici anni, esordisce in prima squadra: Ivrea-Astimacobi 2-2. Segna subito, una gran legnata al volo. «Se si irrobustirà», scrive Sartoris, che lo chiama golden boy rubando il titolo proprio a Rivera, «non potrà mancare di fare una bella carriera». Il cronista vede lungo nel racconto delle successive apparizioni contro il Rapallo e il Casale: «…ha fatto cose che hanno incantato: possiede un tocco di palla e una visione di gioco che alla sua età sono del tutto fuori della norma […] tecnicamente non ha niente da imparare da nessuno, proprio da nessuno, la sua azione è solo più condizionata dal fisico da adolescente». Tutto troppo bello, troppo facile. Giancarlo si ferma. Il ginocchio destro comincia a gonfiarsi: sembra menisco, poi il prof. Crozzoli si accorge che dalla rotula si è staccato un frammento osseo che provoca uno stato di infiammazione permanente. L’ossicino vagante viene asportato, la prognosi è di tre mesi. Stagione finita. E siamo all’estate del ’71, il momento decisivo per il destino del nostro campione. Vediamo perché. È una storia che non è mai stata raccontata. A fine campionato Cavallo affida la prima squadra a Bruno Nattino, allenatore astigiano che si era messo in luce negli anni precedenti alla guida del Canelli. Insieme si dedicano alla campagna acquisti, con l’obiettivo di costruire una squadra che possa puntare alla promozione in serie C. La Nuova Provincia titola: «Arrivano Giacomelli, Panucci e Bertuzzo» e pubblica l’elenco degli acquisti e delle cessioni. Tra queste, «Antognoni Giancarlo (1954), centr., comproprietà, al Torino». Intervista al nuovo tecnico: «Nattino si è dichiarato soddisfatto della campagna acquisti e vendite nonostante il grosso sacrificio della perdita di Antognoni, il cui ruolo però è abbondantemente coperto». Antognoni non compare nell’elenco dei giocatori convocati per il ritiro precampionato. A fine agosto, nell’amichevole Astimacobi-Torino che apre la stagione, gioca il secondo tempo, ma ancora con la maglia dell’Astimacobi. La cosa non appare strana al cronista, che non si preoccupa di fornire una spiegazione ai lettori. Forse perché non sa che cosa è successo. È successo che Nattino vuole a tutti i costi Ezio Bertuzzo, che aveva allenato a Canelli. Bertuzzo è di proprietà del Torino, che propone lo scambio con Antognoni. Per accontentare il nuovo mister, Cavallo accetta. Senza dire niente al Nanni e al Gep: che quando vengono a sapere dello scambio si precipitano da lui e gliene dicono di tutti i colori. «Scambiamo i brillanti con i culi di bicchiere!», si infervora il Nanni. Ora, il Nanni ama l’iperbole e ne ha bisogno per impressionare il presidente: Bertuzzo è un signor giocatore, un’ala sinistra potente e tecnica che farà una brillante carriera tra A e B con Brescia, Bologna e Atalanta. Ma il “Gisto” è un’altra cosa.

 

A Perugia per convincere il padre a dire no al Torino

 

C’è una scappatoia: il ragazzo è minorenne, è necessario che sul contratto di trasferimento ci sia la firma del padre. Che non ha ancora firmato. Il contratto va depositato in Lega entro il 31 luglio. Non c’è tempo da perdere. Cavallo viene convinto a tirare una fregatura al Toro, di cui è a tutti gli effetti un dirigente. Il Nanni e il Gep salgono in macchina e partono per Perugia. Arrivano che è ormai notte a casa del signor Antognoni, che subito non capisce: ma come mister, non devo mandare «il mi’ fijolo» in serie A? Gli spiegano che Giancarlo è ancora troppo giovane, che a Torino lo farebbero giocare nella Primavera, che è meglio che stia ad Asti ancora un anno a maturare e a farsi vedere dagli osservatori perché deve entrare in serie A dalla porta principale e non da quella di servizio. Il signor Antognoni ci pensa un po’, poi dice: ho sempre avuto fiducia in voi, avete cresciuto mio figlio come se fosse stato il vostro. Non firma. Antognoni rimarrà ad Asti. L’estate successiva Liedholm lo vorrà a tutti i costi alla Fiorentina. Valutazione della comproprietà: 90 milioni di lire. Comproprietà che verrà riscattata dopo un anno al costo di altri 350 milioni. Complessivamente Cavallo incassa dall’operazione Antognoni 440 milioni. Lo aveva pagato tre e mezzo. Un bel guadagno.

 

«Stai scambiando un brillante per un culo di bicchiere»

 

Il campionato 1971-72 inizia con l’Astimacobi che vince alla grande le prime quattro partite e dà l’impressione di essere la favorita per la promozione. Alla sesta giornata 3000 spettatori assistono alla vittoria per 2-1 contro la Biellese. Di Antognoni non si parla. Nattino, costretto dagli infortuni di alcuni di quelli che considera titolari, lo fa giocare solo alla settima giornata, sulla destra col numero 7. In compenso, arriva la convocazione nella Nazionale juniores. È l’unico che viene dalla serie D e partecipa al torneo UEFA di Cannes. Al suo ritorno Nattino si convince che è ora di assegnargli un posto fisso in prima squadra.

 

L’ultimo saluto del campione al Nanni alla clinica San Secondo

 

Gisto delizia il pubblico astigiano fino alla fine, domina il centrocampo e segna tre gol. In tribuna arrivano osservatori da tutta Italia, compreso Fulvio Bernardini che lo farà poi esordire nella Nazionale maggiore nel 1974, a Rotterdam contro l’Olanda stellare di Cruyff. In aprile partecipa alla prestigiosa Coppa Primavera “Barcanova”, in cui i giovani dell’Astimacobi battono Fiorentina, Atalanta e Cagliari, perdendo solo contro il Genoa e classificandosi al terzo posto. All’inizio di giugno l’Astimacobi vince il campionato italiano “Berretti” grazie a un suo gol in finale, a Forte dei Marmi contro l’Almas Roma (l’unico titolo nazionale mai vinto da una squadra di calcio astigiana). Tutti lo ammirano, molti lo vogliono: Fiorentina, Torino, Napoli. Lui non si monta la testa e ride delle cifre che si sentono in giro riguardo alla sua valutazione, decine e decine di milioni: «e che, so’ mica noccioline. Gli astigiani lo vedono indossare per l’ultima volta la maglia granata dell’Astimacobi il 28 maggio del ’72, Asti-Borgomanero 6-1. A metà giugno sale sul treno per Perugia: lascia la città piemontese in cui ha trascorso quasi quattro anni. Un mese dopo prenderà un altro treno, il più importante della sua vita: questa volta scenderà a Firenze. L’esordio in serie A avviene il 15 ottobre 1972: Verona-Fiorentina 1-2. Coincidenze: l’ultimo numero del Guerin Sportivo dedica un ampio servizio ai cento giocatori più importanti della storia della Fiorentina. Al sesto posto c’è Baggio, al quinto De Sisti, al terzo Batistuta. Al primo, Giancarlo Antognoni. Record di presenze in viola, 341 con 61 gol in campionato (429 e 72 complessive). Una Coppa Italia; 73 presenze in Nazionale, con 7 reti. Nel palmarès di Antognoni anche il titolo di Campione del mondo conquistato con gli Azzurri di Bearzot al Mundial di Spagna ’82. In Piemonte, da calciatore, non ci tornerà più, dicendo no anche alle lusinghe della Juve. Tra i protagonisti di questa storia va ricordato che  il commendator Bruno Cavallo è stato presidente dell’Astimacobi fino alla stagione 1973-74 ( l’anno successivo la società è stata rilevata da Marco Gastino e ha ripreso la denominazione A.C. Asti). È stato poi, dal 1977 al 1980, presidente dell’Alessandria. Era nato a Motta di Costigliole. È morto a 73 anni nell’aprile del ‘92 a Houston, Texas, dove era andato per curarsi il cuore. Giancarlo vive a Firenze: ha appena compiuto sessant’anni, è sposato e ha due figli. È rimasto nel mondo del calcio: lavora al Centro tecnico federale di Coverciano in qualità  di dirigente delle nazionali giovanili. E qualche volta, vedendo i giovani talenti Azzurri, pensa ancora ad Asti, a quando era un ragazzo, al Nanni e al Gep. Nanni Tosetti se n’è andato nel 2000, a soli 65 anni. A dargli un ultimo saluto alla clinica San Secondo è venuto anche il suo “Gisto” da Firenze. Gep Cavagnero, di una decina di anni più grande del Nanni (era del ’24), lo ha raggiunto qualche  mese dopo. Mi piace immaginarli su qualche campo infernale (in paradiso non ce li vedo, si annoierebbero a morte), due vecchi astigiani che si divertono a ripetere le loro battute preferite: «chiel lì a l’è trop brut per giughè al fùlbal», oppure «la partita si vede meglio in curva, perché in curva i giocatori rallentano».   

 

Nota dell’autore

Vorrei ringraziare le  persone che con i loro ricordi e la loro gentilezza mi hanno aiutato a scrivere questo articolo: i giocatori dell’Astimacobi Maurizio Zanutto, Franco Moretti, Adriano Capra, Mauro Marengo e Totò Ingrasci, il giornalista Gianni Truffa, Nicoletta Fasano e Mario Renosio dell’ISRAT, Massimo Burroni, Roberto Pavese, Rita e sua sorella Angioletta, Franchino Asinari, 

mia mamma Anna.

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

Sboccia il fidanzamento e le coppie “si parlano”

  Molti annunci ufficiali di fidanzamenti, soprattutto in campagna, un tempo avvenivano in primavera: erano il risultato delle veglie invernali nelle stalle. Terminato il servizio...

«Quella passeggiata a Viatosto non l’ho dimenticata»

Quegli anni fatati della vita. Rubo a Italo Calvino il titolo per sfogliare l’album dei ricordi dei cinque anni trascorsi sui banchi di legno...

Gli intensi anni astigiani di “Bicio”

I De André sfollano nel 1942 in una cascina di Revignano   Un uomo elegante esce dalla casa contadina. Lo chiamano Professore, incute soggezione, ma è...

Accadde nel terzo trimestre

10 anni 16 settembre 2007 Il drappo del Palio è firmato da Paolo Conte e conquistato dal rione San Secondo (rettore Marco Zappa) con Giovanni...

Voci astigiane tra le onde della guerra

Non ho mai conosciuto Giovanni Gotta da Viarigi, ben poco sapevo dell’incrociatore da battaglia della Regia Marina “Giovanni dalle Bande Nere” e ho fatto...

Quando le colline astigiane erano nel Golfo Padano

Il territorio punteggiato da importanti ritrovamenti fossili Una volta c’era il mare, lo sanno tutti. Ce ne ricordiamo quando negli anni si sono ritrovati scheletri...

Dai lampioni a gas alle lampade a led, storia della luce pubblica

Fino al 1910 ogni sera si accendevano 520 lanterne   Chi da generazioni è abituato ad accendere la luce premendo semplicemente il tasto di un interruttore,...

La rossa piemontese che piace al mondo Il Consorzio Barbera d’Asti fondato 70 anni...

Un vino popolare racconta la sua epopea La guerra è finita da un anno e mezzo e il 22 novembre 1946 nella sede della Camera...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE