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1893-1957
NOVECENTO

Guido Notari, la voce del fascismo era astigiana. Dopo i fasti Eiar e Istituto Luce Radio Vaticana e Settimana Incom

Guido Notari, una voce astigiana che ha saputo adattarsi alle situazioni storiche del suo tempo. Prima vibrante e maschia nel raccontare dai microfoni dell’Eiar le gesta del Duce e degli altri gerarchi fascisti, poi ispirata e liturgica al servizio della Radio Vaticana, con il pontefice Pio XII, e infine ancora ridondante, ma più garbata, con un tocco di ironia, quando si trattò di commentare gli anni della ripresa e il nascente boom economico in chiave rigorosamente governativa e filo democristiana durante la Settimana Incom, un cinegiornale proiettato in tutti i principali cinema italiani.

Nato ad Asti nel 1893, si diploma al Giobert e lavora alla Rinascente, ma grazie alla sua voce passa all’Eiar

 

Il suo nome ai più non dice nulla, ma la sua voce è entrata nella storia di una larga parte del Novecento. Guido Notari, una voce astigiana che ha saputo adattarsi alle situazioni storiche del suo tempo. Prima vibrante e maschia nel raccontare dai microfoni dell’Eiar le gesta del Duce e degli altri gerarchi fascisti, poi ispirata e liturgica al servizio della Radio Vaticana, con il pontefice Pio XII, e infine ancora ridondante, ma più garbata, con un tocco di ironia, quando si trattò di commentare gli anni della ripresa e il nascente boom economico in chiave rigorosamente governativa e filo democristiana durante la Settimana Incom, un cinegiornale proiettato in tutti i principali cinema italiani. È stato definito uno Zelig della parola. Ma chi era Guido Notari?  Era nato ad Asti al civico n. 1 di piazza del Carmine (oggi piazza Cagni) il 10 maggio 1893 da Alfredo, impiegato postale, e Luigina Triberti, sarta.

 

Prima del crollo del fascismo passa alla Radio Vaticana e poi, nel Dopoguerra, ai cinegiornali Incom

 

Non si hanno notizie della sua fanciullezza, se non dai racconti che egli stesso fece agli amici. Giovane simpatico e disinvolto, si diplomò brillantemente in ragioneria all’Istituto Giobert e il suo destino pareva quello di finire impiegato in qualche banca o impresa commerciale. Fu assunto alla Rinascente di Torino, la prima catena italiana di grandi magazzini rilevata dai Borletti che, dopo un incendio della sede di Milano nel 1917, era stata così ribattezzata da Gabriele D’Annunzio. È ambizioso. In pochi anni diventa direttore di sede, ma non si accontenta. Fa carriera interna e arriva all’ufficio pubblicità della Rinascente ed è in quella veste che viene notato da un dirigente dell’Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche) per il suo particolare timbro vocale. Ha quasi 40 anni. Un bell’uomo, capelli neri tenuti a posto dalla brillantina, fisico asciutto e slanciato.

Nel 1931 fa il concorso, che sa già di vincere, ed entra alla radio dove stanno cercando voci adatte alle esigenze declamatorie del regime. La selezione è severa, i radio annunciatori (tutti uomini) devono avere “voce e tono solenne, marziale e vibrante di romano orgoglio”. Insomma bisogna essere decisi e convincenti. Notari si impegna: studia e imposta ancor meglio la voce sottolineandone il tono maschio e stentoreo, accompagnato da una dizione perfetta, senza inflessioni dialettali e una capacità particolare di modularla con cambi di tono. Non è un giornalista, non scrive i testi, la maggior parte dei quali arrivano dalla direzione generale del MinCulPop, il ministero della cultura popolare, che inondava di “veline” le direzioni dei giornali, indicando ciò che andava pubblicato, sottolineato o omesso.

Dal 1939 frequenta anche gli studi di Cinecittà, dove il regista Mario Bonnard lo convince a tentare la via del cinema come attore nella pellicola Io, suo padre. Seguiranno numerosi altri film che lo vedranno recitare in ruoli da comprimario, spesso impersonando personaggi militari. Ha il fisico adatto. Nella sua lunga filmografia si cita anche la partecipazione a un film con Eduardo De Filippo, In campagna è caduta una stella. È attivo anche nel doppiaggio e partecipa a numerosi radiodrammi.

 

Nella foto la radio Balilla, uno dei modelli più popolari

Il radio annunciatore deve avere “tono solenne, marziale e vibrante di romano orgoglio”

 

Notari è un ottimo interprete, aggiunge pathos alle parole scritte da altri. È evidente che il suo stile radiofonico piace al Duce, attentissimo a seguire la propaganda del regime. Diviene ben presto annunciatore capo di Radio Roma e la voce ufficiale del Cinegiornale Luce, prodotto fino a quattro edizioni settimanali e proiettato obbligatoriamente in tutte le sale cinematografiche d’Italia, colonie comprese. 

È lui che racconta con gravità ed emozione le visite del Duce acclamato sulle piazze di tutt’Italia, la battaglia del grano, l’oro alla Patria, le imprese della guerra d’Abissinia, le inique sanzioni, le vicende della guerra civile spagnola, dove venivano sottolineati “la ferocia dei rossi” e il coraggio dei “volontari italiani” che combattevano a fianco delle truppe di Franco. Sua anche la voce delle giornate trionfali dell’Urbe e dell’annuncio che Roma avrebbe ospitato nel 1942 l’esposizione universale, facendo nascere l’Eur, il quartiere espositivo.

La guerra spazzerà progetti e ambizioni. Notari legge le notizie dai vari fronti, esalta le vittorie, minimizza le crescenti sconfitte. Ma la sua vita sta per avere uno svolta. Simonetta Fiori su Repubblica dell’11 giugno 2015, presentando il documentario L’ultima voce a lui dedicato, ne tratteggia un ritratto arguto: «È uno che sa osservare. Un camaleonte nato. Non lo coglie di sorpresa il crollo del regime, nell’estate del 1943. Non è lui lo speaker che accompagna il 25 luglio. Da un po’ di tempo non lo si sente più, né nei cinegiornali Luce… Fa le sue cose a Cinecittà, ma sembra appartato. In realtà è impegnato Oltre Tevere presso il centro cinematografico vaticano. La sua voce riappare a sorpresa nel Pastor Angelicus, un documentario su Pio XII girato nel 1942. Non sembra lui: una vocalità ispirata e cantilenante, profumata d’incenso, quasi a rimarcare una convinta adesione ai valori cattolici. Guido Notari si prepara al dopoguerra. Nel biennio insanguinato della guerra civile si perdono le sue tracce: sicuramente non aderisce alla repubblica di Salò, ma non sale neppure in montagna tra i partigiani. Dopo un lungo silenzio la sua voce riappare a guerra finita in un documentario dedicato alla Resistenza: nel frattempo è nata la Settimana Incom, diventata democristiana e filogovernativa e Guido di appresta a servire i nuovi potenti…» La Settimana Incom è stata il più diffuso cinegiornale italiano prodotto dal 1946 al 1965.

Nasce nell’immediato dopoguerra diretto da Sandro Pallavicini della casa di produzione cinematografica Incom (Industria cortometraggi Milano). Finanziato dallo Stato, e potenziato nella diffusione con i suoi 2555 numeri, rappresentò per quasi vent’anni una delle fonti di informazione e d’attualità più popolari in Italia. A redigere i testi anche alcuni nomi del giornalismo divenuti poi celebri come Tullio Kezich, Lamberto Sechi, Luigi Barzini che affidavano a Guido Notari le lettura degli articoli, in genere brevi note didascaliche.

Guido Notari nel Dopoguerra, dopo un periodo alla radio vaticana, passò alla Settimana INCOM, cinegiornali che venivano proiettati prima dei film nelle sale cinematografiche
7) Foto senza didascalia

Quei filmati tra la rinascita e le cronache rosa

 

Ogni cinegiornale durava circa 10 minuti e veniva proiettato prima dell’inizio dei film. I servizi nei primi anni erano in gran parte incentrati sui bisogni della ricostruzione dell’Italia post bellica, poi diventano più allegri e lievi con molte note curiose e grande attenzione alle vicende reali e dei protagonisti delle cronache rosa. La censura era attentissima. Si ricorda l’episodio del taglio di un servizio sul ritorno sui mercati delle banane, giudicato inopportuno per le riprese di fanciulle impegnate a gustare sorridenti il frutto tropicale. Notari esegue e diviene la voce ufficiale e anche il volto per le prime 1500 edizioni della Settimana Incom.

Si apre anche alla scienza e inventa una rubrica in cui fa rispondere da esperti e scienziati alle crescenti curiosità degli spettatori. A questo proposito emerge un invito a Secondino Penna, di Villadeati, che partecipò allora giovanissimo a una puntata del 1956. (Vedi scheda) Diventato ormai romano d’adozione, Notari non dimenticò la sua Asti, tornando nella città natale quando gli impegni sul lavoro glielo permettevano. Si ricorda l’invio di una sua corona di fiori ai funerali di Pinota Pescarmona vedova Sacco, scomparsa nel 1955, che gli aveva fatto da balia e con la quale aveva mantenuto una affettuosa corrispondenza. Due anni dopo, il 21 gennaio 1957, un infarto lo stroncò a soli 63 anni.

Le esequie si celebrarono in Santa Maria del Popolo, la chiesa dei personaggi dello spettacolo. La Settimana Incom numero 1501 si aprì con il suo affettuoso necrologio. Quella voce che sapeva essere paternalistica e autoritaria si era spenta per sempre. Si sa che aveva un figlio, Brunello, morto in un incidente stradale. 

Con la settimana INCOM Guido Notari divenne anche un volto noto, ne curò 1500 edizioni.

 

La settimana numero 1501 si apre con un suo affettuoso ricordo

 

I funerali di Guido Notari a Roma nel 1957

Mantenne legami con Asti e nel 1955 mandò una corona ai funerali della sua balia

 

La straordinaria vicenda di Notari è rimasta per tanti anni nell’ombra. Ora la riscoperta grazie al regista Enrico Menduni che ha montato il documentario L’ultima Voce, prodotto da Istituto Luce-Cinecittà e presentato al festival di Taormina del giugno 2015. Grazie alla ricerca documentale vengono restituiti un volto e una fisicità alla “voce” presente nelle vite di milioni di italiani. Dal 1931, anno del suo debutto nel Giornale Radio dell’EIAR, fino al 1957, anno della sua morte, Guido Notari è entrato quasi quotidianamente nelle case, nelle piazze, nei cinema, nelle orecchie degli italiani.

Lo ha fatto con ore e ore di trasmissioni radio, con decine di documentari e cinegiornali Luce, con centinaia di Settimane Incom, come attore e doppiatore di film. Lo ha fatto con quello strumento unico e insondabile che era la sua voce: neutra, marziale e insieme suadente, adattabile come nessuna a tutte le circostanze. Lo ha fatto leggendo e comunicando di tutto a tutti: dagli eventi storici alle cronache, politica e sport, cultura e costume. Dalle dichiarazioni di guerra alle canzonette. Per quasi trent’anni è stato una presenza familiare, e per certi versi intima. Per poi dissolversi nel tempo, come una voce sempre più lontana.    

Le Schede

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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