sabato 26 Novembre, 2022
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UN PAESE UN CASTELLO

Dalla torre scrutava il cielo e decifrava Dante

La straordinaria vita del conte Paolo Ballada di Saint Robert scienziato eclettico, che scelse Castagnole Lanze come buen retiro

Il paese alto di Castagnole Lanze è sormontato da una curiosa torre circolare che fu costruita alla fine dell’Ottocento da un eclettico personaggio: il conte Paolo Ballada di Saint Robert. Un ritratto custodito alla Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino ce lo restituisce in divisa da impettito ufficiale, con i baffi sottili e allungati come antenne. La sua vita è stata intensa, piena degli interessi più diversi.

Militare e scienziato, matematico, astronomo, appassionato di montagna, entomologo, botanico, studioso di Dante. Non è ben chiaro il motivo per il quale il conte scelse Castagnole Lanze come luogo di buen retiro dove proseguire i suoi intensi studi. Acquistò una casa nella parte alta del paese, forse acquisendola dal fallimento di una filanda.

Dal libro di Remo Gianuzzi Castagnole Lanze dai Romani ai giorni nostri (1977), citiamo: Da un documento di archivio si apprende di un antecedente fallimento della filanda Tartara di Castagnole, il Tartara di origine vercellese aveva preso a lavorare la seta greggia, ma non gli era andata bene. Forse senza il fallimento che ne derivò, oggi, Castagnole Lanze non disporrebbe, tra i suoi elementi di ornamento, della torre di Borgo Castello. Questo diciamo, perché colui che, nel corso del 1878, subentrò nella casa detta castello già dei Tartara, fu la persona che proprio ci voleva per piazzare al vertice dell’antico capoluogo quella torre tondeggiante, dalla quale si gode di una splendida panoramica. Si trattava del conte Paolo Ballada di Saint Robert che tutti conoscevano come l’ cont di babi in virtù della sua grande passione per l’entomologia”.  

Anche la torre, con quello straordinario belvedere che si raggiunge con la scala a chiocciola interna, in paese tutti la chiamavano “la tur del cont di babi”, dove la parola “babi” va intesa non riferita ai rospi, ma più in generale agli insetti. Il conte li raccoglieva e catalogava in teche che erano disposte all’interno della torre e che dopo la sua morte furono destinate ai musei di scienze naturali a Torino.

Ufficiale di artiglieria e studioso di balistica

Vediamo la vita intensa di quest’uomo. Nato a Verzuolo il 10 giugno 1815 dal conte Ignazio e da Luigia Cavallero, Paolo di Saint Robert entrò giovanissimo, all’età di 11 anni, nell’Accademia Militare di Torino e a soli 20 anni conseguì il grado di luogotenente di artiglieria.

Passò presto dai colpi di cannone veri a quelli teorici: appassionato di matematica e calcoli fu nominato professore di Balistica alla Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio di Torino, rinunciò al posto nell’esercito nel 1857 con il grado di Tenente Colonnello, per dedicarsi pienamente ai suoi studi.

Nacquero cosi ì suoi pregiatissimi lavori sulla Balistica e sulla Artiglieria. Compì profondi studi sulle polveri piriche e sui fenomeni connessi con l’esplosione e la traiettoria dei proiettili, i suoi teoremi sulla similitudine delle traiettorie ebbero, come scrisse il generale Menabrea, una importanza indiscutibile nella teoria della balistica, e non a caso è stato considerato, come tra l’altro riportato nell’Annuario dell’Accademia militare di Torino del 1888, il fondatore della scienza del tiro dell’artiglieria moderna.

Il capitano di artiglieria Francesco Sciacci, sulla base degli studi del Saint Robert definì più tardi le leggi pratiche del tiro che furono adottate dalle artiglierie di tutto il mondo. Dopo la tremenda esplosione del polverificio di Torino (1852), si occupò del problema della sicurezza legata alla produzione della polvere pirica, lavorando sulla composizione chimica della stessa e sui metodi di fabbricazione, che furono poi adottati nel nuovo stabilimento militare di Fossano (1861).

Eseguì studi e sperimentazioni sulla velocità di combustione delle polveri in funzione della variazione della pressione atmosferica e ne definì una legge matematica. Legge che porta il suo nome, e che ancora oggi viene utilizzata come riferimento da tutti gli enti aerospaziali del mondo per definire il dimensionamento dei sistemi propulsivi a propellente solido per i missili.

Il progetto del curioso cannone ricurvo

 

Paolo di Saint Robert, oltre che degli studi sulle teorie militari, si occupò anche di una lunga serie di lavori nel campo dell’Analisi matematica, della Meccanica e delle Scienze fisiche. In questo contesto emerge sicuramente fra tutte la sua opera intitolata “Principes de Thermodynamique” pubblicata in due edizioni nel 1865 e nel 1870. Edizioni che vennero adottate come libro di testo in alcune Università d’Europa, oltre ad essere i primi trattati di termodinamica pubblicati in Italia.

Nel primo volume, il Saint Robert espone i principî generali della dottrina meccanica del calore, seguono quindi le loro applicazioni alla dilatazione dei corpi accompagnata, o non, da lavoro meccanico esterno, all’effetto dei fluidi, al movimento dei proietti nelle armi da fuoco, e alle macchine termiche. Si può dire che considerò il cannone una macchina termica dando così una traccia definitiva alla soluzione del problema dei gas dentro le armi da fuoco.

Progettò anche un cannone ad anima ricurva e a sezione ellittica in modo che il proietto ruotando al contrario di una ruota di automobile assumesse una maggiore rotazione, il che si traduceva in una maggiore gittata e una maggiore precisione. Tale teoria pubblicata sulle riviste specializzate dell’epoca destò l’interesse degli eserciti di mezza Europa, ma le difficoltà di produzione in serie dell’arma contribuirono in modo determinante all’annullamento del progetto.

Il Saint Robert, studioso di vasti interessi, fu tra i più attivi nel rifondare l’Ipsometria, che si occupa del calcolo delle altitudini sul livello del mare, che elaborò con osservazioni dirette durante le sue escursioni alpine. Di sua invenzione uno strumento, l’hypsologiste, o regolo ipsometrico, che permetteva di determinare rapidamente sul sito la differenza di livello tra due punti e definire l’altezza di una stazione col mezzo della sola osservazione del barometro e del termometro. 

Il conte Paolo di Saint Robert era un grande appassionato di montagna. . Promosse con Quintino Sella la storica ascesa di una cordata tutta italiana al Monviso nell’agosto del 1863, che comprendeva anche il deputato Giovanni Barracco e il fratello Giacinto di Saint Robert. Il Sella definì Paolo di Saint Robert nella lettera che indirizzò a Bartolomeo Gastaldi, dove in pratica faceva il resoconto della scalata, “il vero iniziatore dell’impresa”

Fu tra i promotori della storica ascesa al Monviso nell’agosto del 1863

È stato tra i fondatori del Club Alpino Italiano 

Quell’ascensione al Monviso si mosse dalla sua residenza di Verzuolo. Il successo dell’impresa stimolò il progetto, condiviso dal Sella, di fondare una associazione di studiosi delle Alpi. In pratica stava già nascendo l’idea di costituire un club alpino come era già avvenuto in Inghilterra, in Austria ed in Svizzera. Ufficialmente il Club Alpino Italiano vide poi la luce il 23 ottobre 1863 a Torino.

Il conte Paolo di Saint Robert, che fece parte del primo comitato direttivo, si dimise qualche mese dopo per contrasti interni al comitato stesso. La sua curiosità scientifica era vastissima. Indipendentemente dagli studi di taglio matematico il Saint Robert ebbe, negli ultimi anni, una speciale predilezione per le scienze naturali e soprattutto per la Botanica e per l’Entomologia. Così egli radunò un importante erbario contenente piante assai rare come la Saxifraga florulenta Moretti, che si credeva estinta e che lui trovò sul monte Orosa, sopra Valdieri, la colse e ne fece uno studio particolareggiato che presentò alla Accademia delle Scienze di Torino nel gennaio 1866. Formò una collezione preziosa di coleotteri e di lepidotteri sagacemente determinati e ordinati. Va ricordata pure una sua memoria sulla motivazione del ritirarsi dei ghiacciai scritta durante la permanenza castagnolese e presentata all’Accademia dei Lincei di Roma il 2 dicembre 1883.

Con il supporto di dati statistici sull’andamento delle temperature e delle precipitazioni degli ultimi 50-60 anni rilevati in tre punti campione: Ginevra, Parigi e Torino, Paolo di Saint Robert dimostrò che il ritiro dei ghiacciai non era dovuto a fenomeni tellurici o a rivoluzioni cosmiche come qualcuno a quel tempo pensava, ma bensì al divario sempre maggiore tra la temperatura media estiva e quella media invernale, dovuto alla progressiva diminuzione della evaporazione causata in buona parte dal prosciugamento dei fiumi e dei bacini lacustri, dall’abbattimento delle foreste e dal processo di industrializzazione. In sostanza il Saint Robert può considerarsi un precursore di studi su temi attualissimi che oggi vengono ricondotti al fenomeno del riscaldamento globale e del buco nell’ozono. 

Studioso dell’ipsometria che calcola l’altitudine sul livello del mare

Inoltre, con l’aiuto dell’astronomia e della matematica, elaborò una interessantissima nota sull’esatto significato di una terzina della Divina Commedia (Purgatorio, I, 22.24) dove Dante fa riferimento ad una costellazione ben precisa, “la Croce del Sud” e a un fenomeno astrofisico noto come la “Precessione degli Equinozi”.

L’Astronomo Zanotti Bianco Ottavio in una sua opera scrisse: Il conte Paolo di Saint Robert, è un matematico insigne, che coltivando la scienza non per camparne, ma per puro amore, lasciò di sé durevoli tracce in vari rami del sapere: egli stampò un lavoro dal titolo: sul vero significato di una terzina di Dante, dove i commentatori di Dante del tempo, ma ancora oggi, copiano l’uno dall’altro inesattezze gravi, nella quale incorrono anche autorevoli storiografi dell’Astronomia. Per meglio chiarire questo argomento ancora oggi oggetto di dibattito, si riporta di seguito una sintesi della memoria presentata da Paolo di Saint Robert alla Accademia delle Scienze di Torino nel 1866.

Studia la Divina Commedia e ne interpreta una terzina

 

All’altro polo; e vidi quattro stelle

Non viste mai, fuor ch’alla prima gente

Purg. I, 22.24

Dante, scriveva il conte Paolo Ballada di Saint Robert, si compiaceva nel mostrare la sua conoscenza in campo astronomico, ritenendo che molti passaggi della Divina Commedia non si possono comprendere senza l’aiuto di questa disciplina. È il caso della terzina in questione, della quale il conte Paolo Ballada ha fornito una spiegazione di carattere scientifico assai diversa da quella di molti commentari del capolavoro dantesco. Questi ultimi, infatti, hanno individuato nelle “quattro stelle” della costellazione della Croce Australe che, al tempo della Divina Commedia, non erano visibili in Europa, nelle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza), onorate dagli antichi e poi dimenticate nel corso dei tempi.

Il Saint Robert, da parte sua, precisa che le quattro stelle non viste mai fuorché alla prima gente esistevano nella realtà e non soltanto nell’immaginazione e, in proposito, fornisce un’ampia spiegazione scientifica di quello che è un fenomeno astrofisico. Per effetto dell’attrazione del sole sul rigonfiamento equatoriale della terra, scrive, l’asse di questa, invece di rimanere sempre parallelo a se stesso ha un lento moto conico, dall’oriente all’occidente. Considerando la direzione dell’asse della terra rispetto alle stelle, cambia, di conseguenza, la posizione dell’orizzonte di ciascun luogo: nuove stelle diventano visibili ed altre invisibili.

Questo movimento è così lento che richiede secoli per produrre variazioni nel firmamento e ben 26 000 anni per descrivere un cono completo. Esso è chiamato “precessione degli equinozi”, perché fa anticipare, ogni anno, l’equinozio di circa venti minuti. Per questo moto di rivoluzione dell’asse terrestre, quaranta secoli fa la costellazione della Croce Australe splendeva nel nostro firmamento settentrionale. Dante conosceva molto bene questo fenomeno astrofisico, anche se quando scrisse il suo capolavoro le quattro stelle non erano visibili dall’Europa, ma il grande poeta conosceva l’Almagesto, il catalogo di Tolomeo (100 d.C.) dove tale fenomeno era descritto molto bene, tant’è vero che lo stesso Dante ne parla nell’altra sua opera, il Convivio.

È proprio in virtù dell’anticipo degli equinozi, che queste stelle, che oggi è possibile ammirare solo al di là dell’equatore, in un lontano passato erano visibili, dai primi abitanti (“la prima gente”) del nostro Continente, anche alle nostre latitudini.

Forse, in epoche passate fornire spiegazioni scientifiche poteva essere molto pericoloso, ma non si comprende come in tempi recenti ed anche ai giorni nostri si continui a fronte della frase fuor ch’alla prima gente a fornire sempre e solo interpretazioni allegoriche e fantasiose, nonostante che proprio Dante sempre nel Convivio scriva che il significato letterale viene sempre prima di qualsiasi altra interpretazione. Per rendere più chiara la spiegazione del passo di Dante, il Saint Robert propose anche un grafico relativo alla posizione nel tempo delle costellazioni della Croce Australe e di Sirio.

La torre osservatorio di Castagnole Lanze

La torre osservatorio alta 14 metri

 

La torre panoramica, alta circa 14 metri, fu fatta costruire nel 1880 da Paolo di Saint Robert sulla sommità di quella piccola montagna con terreno coltivo gelsi e poca vigna, per ammirare le sue amate montagne e per scrutare il cielo stellato.

Potè godersela poco. Fu ceduta assieme all’area circostante al Comune quando il conte nel 1884 oramai malaticcio, scapolo e senza figli, decise di trasferirsi a Torino, dove morì il 21 di novembre del 1888. Nel 1932 l’amministrazione comunale di Castagnole Lanze deliberò di dedicare a ricordo dei caduti della prima guerra mondiale la collinetta sulla cui cima c’era la torre, affiggendo a ciascun albero una targhetta con il nome di un caduto. Seguirono decenni di abbandono.

Nel 2012 l’intera area, torre compresa, è stata rimessa all’onor del mondo da un gruppo di volontari costituitosi in Associazione con lo scopo di valorizzare il patrimonio storico e promuovere la conoscenza del territorio, creando un percorso museale dedicato a Paolo di Saint Robert. Una serie di pannelli ne ripropongono la figura, illustrano le sue opere, raccontano i suoi interessi e le sue passioni.

I volontari della “Associazione Culturale Torre del Conte Paolo Ballada di Saint Robert“, oltre ad essersi fatti carico della gestione dell’area curano lo sviluppo del percorso e le ricerche sulla figura dello scienziato, attività che ha consentito alla Associazione di ottenere il prestigioso patrocinio della ESHS (European Society for the History of Science). Torre e percorso sono visitabili da maggio a settembre tutte le domeniche dalle 15 alle 18. Ingresso libero con possibilità di visite guidate. Domenica 28 settembre 2014 il parco si arricchisce di una scultura in omaggio al conte realizzata da Marcello Giovannone. 

 

Bibliografia

 

 – Crivellaro P. (1998) Q. Sella Una salita al Monviso

    Tararà, Verbania

 –  Gianuzzi R. (1977) Castagnole Lanze dai Romani

    ai giorni nostri

 – Medici G. Il Platano, rivista di cultura astigiana, anno

    XXXVIII – 2013, Società Studi Astesi, pp 176-185

 –  Pavarin D. Lezioni di Sistemi Propulsivi per

    Applicazioni spaziali 2004/2005 D. Pavarin,

    Dip. di Ingegneria Aerospaziale Università Padova.

 –  Pisano R. (2007) Note sui Principes de

   Thermodynamique di Paul de St Robert in:

    Proceedings of XXIV SISFA Congress, Bibliopolis,

    Napoli, pp 129-134

  – Pisano R. Capecchi D, Lukesova A. – Medici G,

    Maffioli F. – Physics, Astronomy and Engineering.

    Critical Problems in the History of Science and 

    Society- 32nd International Congress of Italian 

    Society of Historians of Physics and Astronomy 

    Roma 2012, Scienta Socialis, Siauliai, pp 313-336.  –  Stefanini L (2013) Misurare l’altezza delle montagne: 

    il contributo del conte Paolo Ballada di Saint Robert,

    Giornale della Società Italiana di Fisica volume n. 54

     Zanotti Bianco O (1905) Astrologia e Astronomia

    Tipografia Bocca, Torino, pp 102-103

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