martedì 27 Gennaio, 2026
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Se ci penso

Il falegname di Don Bosco

Da Castell’Alfero all’isola di Timor nel Sud Est asiatico
Vorremmo ricordare su Astigiani Carlo Gamba di Castell’Alfero. È stato un missionario laico, prima insegnante in Portogallo, poi ispettore europeo salesiano e infine, per trent’anni, missionario a Timor Est in Indonesia. In famiglia abbiano messo insieme, sintetizzando, i documenti, lettere, scritti in nostro possesso, suoi e dei suoi collaboratori. Abbiamo anche alcune foto che lo ritraggono tra i suoi giovani studenti. Non ultima, alleghiamo una lettera in cui Monsignor Carlos Filipe Ximenes Belo, Premio Nobel per la Pace nel 1996, lo ricorda. Questa lettera ci è arrivata tramite un amico timorense che vive ad Asti, Davide Corona, e che don Luigi Binello (Direttore del Centro Missionario Diocesano) ha gentilmente tradotto.

Scrivendo su un programma di localizzazione satellitare “Fatumaca”, il cursore fa il giro del globo terrestre, per atterrare in mezzo alla foresta di un’isola del Sud Est asiatico, Timor. Un posto a 12.500 chilometri di distanza e otto ore di fuso orario.

Qui trascorse gran parte della sua vita di religioso laico salesiano il nostro  prozio Carlo Gamba, fratello di nostro nonno Paolo. Era nato a Castell’Alfero il 24 settembre 1918, terzo di quattro fratelli Paolo, Irma e Luciana, da una famiglia artigiana di falegnami. All’età di 11 anni entrò nelle scuole professionali salesiane di Valdocco a Torino, seguendo l’esempio del cugino Romildo Gamba, missionario salesiano nelle Filippine.

Nostro zio non dimenticherà mai l’origine astigiana della sua famiglia e soprattutto il mestiere di falegname che aveva visto in casa fin da bambino e perfezionò alla scuola professionale.

Dopo gli studi venne inviato in Sicilia, per le prime esperienze di insegnamento. Andrà poi in Portogallo dove si fermerà 15anni a lavorare tra i  tra i giovani, innamorandosi di Lisbona, ma insegnando anche a Vila do Conde (a 20 km da Porto). Del periodo portoghese rimangono alcune sue foto con
scolaresche e pubblicazioni per le scuole professionali: “Intaglio del legno”, “Materiali da costruzione”, “Organizzazione industriale”, testi in portoghese, lingua che aveva imparato in fretta.

In questi testi sottolinea come «eseguire una buona scultura in legno sia un’arte difficile da imparare, non sia sufficiente una buona pratica lavorativa ma abbia bisogno di una cultura artistica generale», pensiero quanto mai moderno se si considera che questa era l’introduzione al libro di tecnologia
per il primo anno scolastico professionale e fosse una pubblicazione del 1957.

Assume con il tempo il ruolo di ispettore europeo per le Scuole Salesiane, soggiorna in vari paesi europei, in Svizzera, a Londra, a Berlino, migliorando la conoscenza dell’inglese, del tedesco e del francese. Questo lo aiutò in seguito a costruire una rete tecnico-professionale-commerciale che gli permise di reperire le attrezzature e i macchinari necessari alle scuole e alle missioni.

Carlo Gamba, (1918 – 2002) tecnico, insegnante e missionario laico salesiano

Amava la cultura, la scienza, apprezzava l’arte e la matematica. Tornato a Torino, rimase poco nella Casa madre centrale salesiana. Nel 1973, chiese e ottenne dai superiori di poter partire per la missione a Timor Est, allora colonia portoghese, dove con alcuni salesiani fondò a Fatumaca (Baucau-Dili)
la scuola professionale “Don Bosco” per meccanici, carpentieri e elettromeccanici. Aveva 55 anni. Le fotografie che fa avere alla famiglia lo
ritraggono in mezzo alle sue macchine, nelle aule scolastiche, tra i giovani
alunni, segno della sua dedizione di insegnante e dell’affetto alla comunità
locale.

L’isola dal 1975 è travolta dalla guerra civile che porterà all’annessione
dell’Indonesia. La missione salesiana non interrompe la sua attività, pur tra
pericoli e mille difficoltà.

Insegna a centinaia di ragazzi a lavorare il legno

 

Sul Bollettino salesiano n. 14 del 1981 scrive Padre Nacher: «A Fatumaca
sono ora raccolti cento ragazzi interni in maggioranza orfani di guerra. C’è poi la scuola tecnica che fa miracoli: nei due indirizzi di meccanica e falegnameria
conta 75 allievi, tutti giovanotti sui 14- 18 anni, che in un triennio si preparano a una professione sicura. Ne è a capo il salesiano coadiutore Carlo Gamba: sta formando dei professionisti molto apprezzati. Non solo, ma si occupa anche di vocazioni (due suoi giovani si preparano a entrare in noviziato), e trova tempo per la scultura rifacendo statue, altari e tabernacoli che la guerra ha distrutto.

Ai cento ragazzi interni di Fatumaca vanno aggiunti ancora trecento esterni, e di più proprio non ce ne stanno». Carlo non lesina l’impegno e l’operosità,
ma il suo fisico esile ne risente. Ha bisogno di cure e riposo e viene mandato a ritemprarsi in Italia a Muzzano, in provincia di Biella. Ma nostro zio non è fatto per il riposo.

Anche in Piemonte, nel rispetto della massima di Don Bosco che diceva “ci
riposeremo in Paradiso”, contribuisce allo sviluppo di una scuola professionale
aperta alla comunità biellese.

Riprese le forze, torna a Timor. Nel bollettino salesiano del 1989 scrive un articolo sull’opera missionaria nell’isola dove si rallegra di aver avuto i primi diplomati novizi e spiega le molteplici attività che hanno messo in campo negli anni nella missione. Infatti non è soltanto lavoro religioso ma proprio nello spirito missionario – di insegnamento – è volto all’agricoltura e all’assistenza tecnica alle popolazioni.

Nei trent’anni di insegnamento a Timor Est, la sua vita non è stata facile:
ha patito persecuzioni, guerre civili, guerriglia, movimenti per l’indipendenza,
ma in questi periodi continuava a svolgere la sua missione e condivideva
le sorti del popolo dell’isola.

A sinistra l’astigiano Carlo Gamba nei primi anni Novanta a Timor Est nello scenario della guerra civile

Gli anni intensi e pericolosi della guerra civile a Timor Est

 

Nel 1991 la corrispondenza, in precedenza sempre abbondante verso famigliari e conoscenti, si interruppe. Lo scontro tra le truppe indonesiane e i guerriglieri che rivendicavano l’indipendenza di quella parte dell’isola riprese con violenza.

Non si riuscivano più ad avere notizie e la nostra famiglia tentò un po’ tutti i canali, finché un ecclesiastico tornato da Timor rassicurò tutti, affermando che Carlo «sta bene, nonostante la sua magrezza impressionante». Veniamo a sapere che la sua salute è affidata a don Locatelli, validissimo sacerdote bergamasco e confratello della missione e suo superiore. Nostro zio tornerà l’ultima volta in Italia nel 1997, per delle cure, ma rientrò a Timor sostenendo che voleva chiudere la sua esistenza laggiù, tra la sua gente.

Continueranno nell’isola i problemi politici, tanto che nel 1999 i missionari dovranno accamparsi sulle montagne per allontanarsi dagli scontri. Solo con l’arrivo del contingente ONU verrà ristabilita una tregua. All’epoca, il Consiglio regionale piemontese e quello comunale astigiano avevano approvato ordini del giorno di solidarietà sulla sorte della missione.

In una lettera dell’ottobre 1999 Carlo Gamba descrive il momento come molto grave, come mesi di apprensione, con case incediate e persone
rapite non ancora restituite, cibo scarso e mercato nero, ma si felicita che Fatumaca sia intatta. Tutte le sue lettere mostrano una fede incrollabile.

Nel 2001 scrive che «la sua occupazione è normale, limitandosi al laboratorio di 60 fringuelli» così definisce i suoi allievi. L’insegnamento scolastico lo aveva lasciato alla soglia degli 80 anni, ma il laboratorio di falegnameria resta il suo regno.

Nel maggio 2002 scrive a Castell’Alfero ringraziando della fornitura di vernice “mordente” e chiede se fosse possibile avere fogli di compensato perché vorrebbe far costruire in scala ai suoi alunni un modellino della torre di Pisa, ma non riesce a reperire quel materiale laggiù. Scrisse lettere fino alla fine, indirizzate ai famigliari – «sempre nei miei pensieri» – ma anche alla comunità di Castell’Alfero: infatti uno dei suoi progetti per la costruzione di una macchina limatrice con ingranaggi svedesi fu sovvenzionata dalle offerte degli abitanti del paese natio. E lui rispondeva nel giornalino parrocchiale ringraziando e concludendo: «il problema si risolve, perché c’è la Provvidenza. Ed ho già scritto a Stoccolma per avere il materiale».

Ha avuto fino all’ultimo entusiasmo per la vita. Diceva che lo stare coi giovani l’aveva mantenuto giovane. Il 18 luglio del 2002 concluse la sua giornata lavorativa addormentandosi nella pace eterna, dopo una vita spesa al servizio degli umili e dei poveri, sorretto da fede granitica e coerenza morale. Riposa nel cimitero di Fatumaca.

Nel maggio 2019 proprio a Fatumaca è stato inaugurato un padiglione scolastico destinato all’insegnamento tecnico e professionale. Lo si può vedere con lo zoom dalle immagini satellitari: ha il tetto rosso nuovo. Quell’edificio è stato intitolato a Carlo Gamba. Dal satellite non si vede che davanti al padiglione hanno eretto un busto che ritrae nostro zio sorridente.
Recita l’epigrafe: Carlo Gamba Castell’Alfero 24-09-1918, Fatumaca 18-07-2002 «Il lavoro e la temperanza faranno fiorire la nostra società» Don Bosco.

 

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Simonetta e Federica Ferrero
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Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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