venerdì 20 Febbraio, 2026

Astigiani 32 – giugno 2020

Ecco perchè questo Astigiani è speciale

di Sergio Miravalle

La copia di Astigiani che avete tra le mani è speciale per molti motivi. Le sue 136 pagine sono interamente dedicate alla vicenda che ha sconvolto le nostre vite: la drammatica emergenza causata dal Coronavirus.
Abbiamo pensato ad un menabò che raccontasse nella prima parte la storia della precedenti pandemie: dalla peste al colera, dalla terribile Spagnola al vaiolo.
I nostri autori hanno compiuto ricerche nel territorio e messo in rilievo aspetti storici, culturali, religiosi. Ci sono curiosità sorprendenti.
A pagina 51 si apre il Diario della quarantena. Abbiamo messo a disposizione dei nostri lettori un ideale quaderno dove raccontare come hanno
trascorso quei giorni: un ricordo, un pensiero, una curiosità, un disegno, una poesia.
Ne sono arrivati tantissimi. Tessere di un mosaico straordinario. Leggeteli con calma. Ognuno rappresenta uno spicchio di umanità.
Questo numero 32 di Astigiani è speciale anche per la doppia copertina. La prima è dedicata a Nicolò e a tutti i bambini nati dal 21 febbraio
al 4 giugno nel reparto ostetricia dell’ospedale di Asti. Leggete tutti i nomi: valgono un trattato di sociologia su come sta evolvendo la nostra
società. Sono un inno alla vita, la risposta alla grande paura.
La seconda copertina è altrettanto simbolica: il busto di Vittorio Alfieri con la mascherina che dobbiamo portare tutti, ma sotto la quale speriamo
continui a prevalere il sorriso.

Dal Carnevale alla Quaresima

di Piercarlo Grimaldi

Quanto tempo è passato da quando è uscito l’ultimo numero di Astigiani! Lo avevamo chiuso in tipografia il 10 marzo e avrebbe dovuto essere presentato il 21, primo giorno di primavera. Avevo titolato l’editoriale Contagg. Un antico modo fuori moda delle nostre parti, che ancora qualche anziano utilizza per rappresentare sorpresa, stupore, che rinvia alla radice della parola “contagio”. Mi rendo conto ora che era quello un modo per approssimarsi con un certo sorriso sulle labbra alla pandemia, per surrogarla con la speranza di non dover affrontare una dura realtà che non volevamo neanche immaginare di vivere e condividere con il mondo intero.
I fatti, invece, non sono andati come speravamo. Quella che paventavano come poco più di un’abitudinaria influenza di stagione ha modificato la nostra esistenza. Ci sarebbe toccato indossare altre maschere. E con l’inizio di una Quaresima che da lungo tempo non eravamo più capaci di interpretare e comprendere nelle ragioni più intime di un corpo che sembrava non aver più bisogno delle ceneri, di digiuno, penitenza, carità, silenzio, fratellanza,
morigeratezza, ci troviamo invece a percorrere una quarantena che moltiplica le lune che la scandiscono e non sembra voler più terminare. Che la Pasqua bassa, quella che cade il 25 aprile o nei suoi pressi, sia foriera di un anno nefasto è cosa risaputa e temuta nella cultura contadina della tradizione. Eppure la festa segnata dal primo plenilunio di primavera, trascorsa rinchiusi in casa, sembra narrarci di una sacra resurrezione che tarda a
liberare il corpo e lo spirito dal dramma universale che ci ha colti impreparati.
Abbiamo confidato nella ragione e nella scienza alle quali abbiamo affidato, troppo presto, il nostro slancio d’immortalità e ci troviamo ora incapaci di progettare un futuro che appare come un orizzonte senza arcobaleno. È pur vero che i nostri progenitori ne hanno passate di più belle ancora. I giovani che ce l’hanno fatta a tornare vivi dalla Grande Guerra hanno trovato ad aspettarli la fillossera per cui hanno continuato a scavare trincee per mettere a dimora il piede franco americano e vincere la terribile malattia che bruciava le viti, e il flagello della Spagnola che bruciava le vite. Eppure sono sopravvissuti e la loro resistenza estrema, che speriamo sia trascorsa nel nostro codice genetico, ci fa ben sperare.
L’associazione Astigiani ha cercato di interpretare questo tornante cruciale della vita stringendosi al suo Paese. Ha cercato di contribuire ad aiutare le istituzioni che altruisticamente lottavano in prima linea esponendosi anche all’estremo sacrificio della vita. Ha cercato di fare la sua parte con la consapevolezza di mettere a valore il patrimonio dato dall’apporto sostanziale segue alla pagina successiva e affettivo all’associazione di voi lettori,
sostenitori, soci.
Un ulteriore contributo in questa direzione ideale è senz’altro la rivista che avete in mano. Un numero monografico che ragiona e riflette criticamente sulla memoria, la storia, il sacro, l’immaginario, la cronaca della pandemia. Un impegno intellettuale importante anche perché raccoglie il Diario della quarantena. Un libero spazio di scrittura aperto alle forme poetiche ed espressive di chi ha voluto riflettere su alcuni aspetti del vissuto tempo sospeso, del tempo senza tempo del Covid-19.
Infine il progetto del Bosco degli Astigiani su cui da tempo stiamo lavorando per essere contributori al rinascere della natura. Esso diventa, in questo difficile momento, un cruciale tornante progettuale perché vogliamo che ogni persona che ci ha lasciati, vinta dal virus, possa rivivere in un albero a lei dedicato a monito e ricordo.
Scrive il poeta John Donne: «Ogni morte d’uomo mi riduce, perché io faccio parte dell’umanità. E, dunque, non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te». La campana è l’orizzonte sonoro condiviso di tutti quelli che ci hanno lasciato in questo doloroso momento, soprattutto le donne e gli uomini, le nonne e i nonni che nelle residenze sanitarie per anziani hanno anche pagato con la vita per essere il fronte più vulnerabile della non attesa prima guerra mondiale del terzo millennio.
Il peggio sembra sia passato e il viaggio volgere al termine della notte. Ora dobbiamo essere riconoscenti alle donne e agli uomini che senza nulla chiedere e nulla avere, hanno sacrificato anche la loro vita per curare, assistere, servire una società ormai imbambolata e incapace di reagire perché l’unica arma collettiva era quella dello stare rinchiusi in casa. Ai giovani che abbiamo trattato molte volte con sufficienza definendoli bamboccioni, dobbiamo chiedere scusa perché con grande generosità e altruistica coscienza hanno saputo e aiutato a rimetterci in piedi. Oggi il verbo più usato è “ripartire” mentre quello che dovremmo usare è “rifondare”.
Ripartenza vuol dire rimettere in funzione ciò ch’eravamo con tutti gli errori e gli egoismi che hanno governato il mondo trascorso e generato il tragico presente, mentre rifondazione è un ripensato quadro fondativo che dobbiamo progettare e mettere in funzione per comportarci con la terra e con la natura con un sacro rispetto che non calpesti nulla del creato.
Il canto delle sirene Post scriptum: Il mio vicino di casa ha un cane che piange alle sirene delle autoambulanze che crocifiggono la nostra precaria immortalità. In questa quaresima di silenzio che il buio della notte esalta, il cane accompagna con il suo doloroso e lacerante lamento il tempo dell’angoscia e della solitudine squarciata dall’ululante lampo blu. Ci siamo dimenticati troppo presto che nel mondo della tradizione esisteva un sacro pianto funebre, un orizzonte magico-religioso fatto di dolore umano, animale e vegetale. Noi “animali umani” dovremmo fermarci un istante all’ascolto del lamento funebre di un “animale non umano” per coglierne la coscienza che gli appartiene. In questo tempo di aurore che nascono prive di giorni, il lamento del cane del vicino è stato l’insegnamento più profondo e sconcertante, l’espressione universale di un tempo senza più tempo.


La solidarietà concreta dall’Associazione Astigiani durante l’emergenza Coronavirus

A metà marzo erano passati pochi giorni dalla dichiarazione di zona rossa per Asti e la sua provincia. Subito dopo si è fermata tutta L’Italia. Eravamo riusciti a mandare a stampare il numero 31 della nostra rivista che avrebbe dovuto essere presentato il 21, primo giorno di primavera nel salone del Palazzo della Provincia. Volevamo invitare tutti coloro che avevano rappresentato in Parlamento l’Astigiano per discutere dell’imminente referendum sul taglio dei parlamentari.
Tutto sospeso. L’emergenza era dura e cupa. Per questo con mail e messaggi, il direttivo dell’Associazione ha deliberato all’unanimità un primo intervento di sostegno, inviando ai soci e abbonati questa lettera.
Diecimila euro alla Croce Verde di Asti “Cari soci-abbonati, il direttivo dell’Associazione Astigiani ha deliberato un contributo straordinario di diecimila euro da devolvere alla Croce Verde di Asti per intervenire nella copertura delle spese per l’acquisto dei sanificatori per ambulanze e altri strumenti sanitari come mascherine, gel, camici, utili all’azione di contrasto e prevenzione contro il Coronavirus.
La somma deriva dai ricavi che l’associazione ha messo a bilancio dopo il Bagna Cauda 2019 che ha coinvolto 150 ristoranti oltre 16 mila commensali in
tutti il mondo. Ogni anno Astigiani destina una parte dei ricavi del Bagna Cauda Day ad azioni concrete di solidarietà locale e internazionale. “La gravissima emergenza causata dal Coronavirus ci ha fatto decidere di raddoppiare l’importo e di destinarlo subito ad una realtà di volontariato attiva come la nostra sul territorio astigiano. La Croce Verde saprà certamente far buon uso della nostra somma e delle altre che le arriveranno da altre meritevoli sottoscrizioni. È il momento della condivisione e della consapevolezza del nostro comune destino” commenta il presidente Piercarlo Grimaldi.
Astigiani annuncia che il numero di primavera della rivista di storia sarà disponibile gratuitamente in anteprima sul sito www.astigiani.it
Un piccolo contributo per stare idealmente insieme, cercando nei valori della storia della nostra comunità le ragioni per resistere, resistere, resistere.
Ci siamo anche inventati lo slogan “State sani leggete Astigiani”. Sono stati in molti in quei giorni di blocco totale a scaricare dal sito in anteprima
le120 pagine della nostra rivista non ancora nelle edicole.
Al progetto “Dona la spesa” inviati 5000 euro. Dopo poco più di una settimana è arrivata un’altra nostra iniziativa a sostegno del progetto “Dona la spesa” che stava organizzando con l’associazione “Il Dono del volo” e altre realtà del volontariato la distribuzione di sporte con confezioni di cibo del valore di 25 euro da distribuire alle famiglie indigenti che erano in difficoltà economiche. Anche questa volta il direttivo di Astigiani all’unanimità
ha disposto il versamento di 5000 euro equivalenti all’acquisto immediato di 200 buoni spesa.
Mascherine di comunità dai bavaglioni del Bagna Cauda Day Dopo Pasqua, visto la persistente carenza di mascherine, perché non farle produrre
in proprio ricavandole dai bavaglioloni non utilizzati dello scorso Bagna Cauda Day?
Si è deciso a maggioranza del direttivo di realizzare così circa duemila mascherine. Dall’America è arrivato il sì entusiasta di Giacomo Ghiazza, l’artista astigiano che ha firmato i bavaglioloni dell’edizione 2019.
Abbiamo realizzato anche un video che si può vedere sul sito Astigiani.it e Bagnacaudaday.it dove spieghiamo l’iniziativa e mostriamo concretamente
come avviene la trasformazione.
Ecco il testo del video.
L’Associazione Astigiani aveva già fissato sul calendario le date del prossimo Bagna Cauda Day: 27- 28 – 29 novembre 2020.
Non sappiamo se e come celebreremo questa festa, che coinvolge oltre 150 locali nel mondo, ma siamo certi che tutti vorremmo viverla al meglio, più forti del virus. Ogni anno tra i simboli del Bagna Cauda Day c’è il bavagliolo in stoffa firmato da un artista e dato in omaggio.
L’anno scorso è stato Giacomo Ghiazza a regalarci il suo disegno da Hollywood.
Dai bavaglioloni rimasti Astigiani ha deciso di ottenere utili mascherine di comunità.
Una risposta, un segnale simbolico. Con la collaborazione del laboratorio Alberica di Asti si sono ricavate tre mascherine per bavagliolo. Sono comode, resistenti, lavabili e prodotte ai sensi dell’art.16 comma 2 del DL 18/20 e non sono da considerarsi un dispositivo medico di protezione individuale.
Verranno date in omaggio ai soci abbonati di Astigiani che passeranno dalla sede e inviate, in segno di solidarietà, ai ristoranti e ai locali amici del Bagna Cauda Day”.
Da martedì 26 maggio l’Associazione Astigiani ha riaperto la sede di via Corso Alfieri, angolo via San Martino 2, davanti a palazzo Mazzetti.
I locali sono stati regolarmente sanificati.
Si entra uno per volta muniti di mascherina e va mantenuta la distanza di sicurezza.
Gli orari di apertura sono il martedì, giovedì è sabato dalle ore 16 alle 19.
Vi aspettiamo.

Passi avanti verso il Bosco degli Astigiani 2020

È andato avanti anche il progetto Bosco degli Astigiani che avevamo descritto nel numero scorso, destinato a realizzare un bosco con alberi dedicati a ciascun socio sostenitore della nostra associazione.
L’idea, già di per sé suggestiva, ha assunto un valore particolare considerando che il bosco-giardino potrà simbolicamente ricordare l’intera drammatica emergenza della pandemia e le sue vittime.
Con queste premesse il presidente e il direttore di Astigiani, Piercarlo Grimaldi e Sergio Miravalle, hanno incontrato il nuovo presidente del Gruppo Banca di
Asti Giorgio Galvagno. Si è individuato un grande appezzamento di terreno, nella zona di Viatosto, di proprietà della banca che potrebbe, fatte le opportune
valutazioni, metterlo a disposizione per la realizzazione del Bosco.
Anche il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha espresso positivo interesse sul progetto. Sarà coinvolta anche la Regione Piemonte che potrà fornire le piante dei vivai regionali. Si formerà un gruppo di lavoro con architetti del verde, botanici, storici del paesaggio per arrivare alla concreta realizzazione del progetto che vedrà coinvolta anche la Provincia e la scuola agraria Penna confinante con il terreno. Per ora possiamo solo dire che Il “Bosco degli Astigiani 2020” si farà.

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