sabato 3 Dicembre, 2022
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Confesso che ho vissuto: Ugo Ravizza

È stato forse l’ultimo "negussiant da vin" di Asti. Un lavoro dove servono doti commerciali e intuizione e che egli stesso definisce "mestè da sgnur" perché si lavorava sodo solo alcuni mesi all’anno. Racconta dei decenni in cui Asti era davvero una "città del vino" con decine di cantine oggi scomparse. C’era il grande mercato delle uve e il metodo di commercializzazione con il "sistema delle cartoline" inviate ai clienti. Poco il vino venduto in bottiglia, la maggior parte era ceduto sfuso o in damigiane. Scarsa anche la tecnologia. Le regole erano: botti pulite, uve sane e bisolfito. La barbera faceva da padrona dei mercati. Un mondo cambiato radicalmente con l’avvento delle cantine sociali che subirono il tracollo dell’Asti nord e delle nuove regole delle doc a metà degli anni Sessanta.