Astigiani 37 – dicembre 2021

Alla ricerca del solco dritto
di Piercarlo Grimaldi
Ancora una volta il giro dell’anno si sta compiendo. Il Natale e le feste che lo costellano dovrebbero essere giorni di riposo, ma anche un momento in cui inevitabilmente facciamo i conti con il tempo trascorso e con il domani che verrà.
Anche quest’anno dobbiamo riflettere sulla pandemia che ci perseguita e non sembra stia depotenziando la sua pericolosa aggressività.
La scienza ci conforta e ci aiuta in questa battaglia contro un variante nemico che, poiché invisibile, rende la nostra linea di difesa più labile e precaria.
Su questa “ipocrisia” del virus si è aperta infatti una grave frattura di convivenza, di compartecipazione solidale dell’umanità. Una parte della società segue le indicazioni della scienza, un’altra non intende partecipare alla vaccinazione per ragioni che vanno dalla non fiducia nell’effettuata sperimentalità dei vaccini, al diritto anche costituzionale di difendere la libertà di decisione al proposito. Un conflitto d’umanità che spezza il fronte che il vaccino e gli adottati comportamenti virtuosi del vivere in società richiederebbero.
È a partire da queste constatazioni che in questi giorni mi è venuta voglia di rileggere del Manzoni I promessi sposi, una lettura che fa riflettere al proposito. Le pagine relative alla peste che ha colpito Milano sono di una tragicità cui nulla poteva la scienza di allora.
Per alcuni versi alcune riflessioni manzoniane relative alla peste che stava mietendo le prime vittime e le dure iniziative prese dalle autorità sembrano il calco di quanto accade in questa nostra stagione. Le iniziative, le grida venivano considerate «vessazioni senza motivo, e senza costrutto» e «molti medici ancora, facendo eco alla voce del popolo (era, anche in questo caso, voce di Dio?), deridevan gli àuguri sinistri, gli avvertimenti minacciosi
de’ pochi; e avevan pronti nomi di malattie comuni, per qualificare ogni caso di peste che fossero chiamati a curare; con qualunque sintomo, con qualunque segno fosse comparso».
Può la storia essere maestra di vita, insegnarci qualcosa?
Le feste natalizie e l’epifanico tempo dell’apparizione, del ricominciamento, dovrebbero farci riflettere sul bisogno di trovare un unico indirizzo di senso, di
cercare nelle risposte che la scienza riesce a fornirci le ragioni profonde per comportarci tutti come una comunità di destino, sapendo in coscienza che l’uscita da questo incubo postmoderno può solo avvenire con una sentita e collettiva partecipazione.
L’augurio mio e dell’associazione Astigiani è di trovare in questo giro dell’anno il contadino solco diritto, al fine di tracciare un percorso che permetta a tutti
noi, all’umanità intera, una ragionata speranza comune per ritornare, come suggerirebbe Cesare Pavese, a camminare sulle colline libere.
Un sommario intrecciato
di Sergio Miravalle
Questo numero 37 di Astigiani arriva a conclusione di un anno intenso e importante. La nostra rivista ha saputo superare le difficoltà imposte dall’emergenza sanitaria, che ci obbligarono a saltare il numero dello scorso dicembre. In questo 2021, che volge al termine, tra ottimismo e nuove ansie, abbiamo rispettato le regolari quattro uscite stagionali, salutando la primavera con in copertina il volto di Paolo Conte, “confessato” da Astigiani a marzo.
A giugno, durante la presentazione della rivista, abbiamo piantato le bandiere sul terreno a Viatosto che diventerà il Bosco degli Astigiani. A settembre ci siamo occupati di Palio “proibito” e ci presentiamo ora a dicembre con un sommario intrecciato.
Questo Astigiani si intreccia con il successo crescente del nostro Bagna Cauda Day, che al di là della partecipazione numerica (135 locali in Asti, Piemonte e nel mondo che hanno accolto oltre ventimila bagnacaudisti), ha saputo diventare un appuntamento amato e atteso, capace di gemmare numerosi eventi collaterali alleati, oltre che furbesche copiature, che sono pur sempre il segno del successo, visto che non si copia ciò che non funziona. Durante il Bagna
Cauda Day abbiamo messo a dimora anche la prima quercia del futuro Bosco degli Astigiani, segno che l’idea ha messo radici e cerca nuovi alleati (pag 3). L’intreccio continua, a cominciare dalla copertina affidata all’estro di Antonio Catalano, che si racconta nei suoi primi 50 anni da Magopovero. Nella nascita di questo gruppo teatrale, così unico e straordinario, emerge il ruolo guida di Luciano Nattino, il nostro presidente scomparso alla fine del 2017. Di Luciano si scrive a proposito della affascinante teoria del Quarto Re Magio, cara a Piercarlo Grimaldi. Un altro intreccio.
Pubblichiamo anche il racconto che ci aveva mandato Lidia Bianco, scomparsa pochi giorni fa e guarda caso, sindaco di Castagnole Monferrato, dove favorì l’atterraggio sulle colline dell’astronave artistica di Nattino e del gruppo degli Alfieri. Un altro intreccio, come sono intrecciate sempre le nostre vite e la nostra storia. Ai lettori il gusto di scoprirne altri in questo Astigiani che torna, come un amico, ad auguravi buona vita e buona lettura.



























































